di Dacia Maraini
La Stampa, 24 dicembre 2021
Carola Rackete "ha agito nell'adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare". È con questa motivazione che l'inchiesta a carico della comandante della Sea Watch tedesca, poco più che trentenne, è stata archiviata dal gip del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo.
Tutto è iniziato nell'estate del 2019, quando Rackete è entrata nelle acque italiane ed è arrivata a Lampedusa portando in salvo decine di naufraghi, dopo due settimane in mare e continue richieste di autorizzazione allo sbarco che il Viminale, allora guidato da Matteo Salvini, aveva ignorato. Era stata poi arrestata, accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, insultata in orridi modi sui social, anche da alcuni politici, e infine indagata. Fino a ieri, il suo destino giudiziario era incerto e, insieme a esso, era incerta la tenuta di alcuni cardini della nostra civiltà, decisamente i più importanti. L'archiviazione ha evitato questo tremendo colpo.
La regola del mare impone di salvare le persone quando sono in pericolo. Deve valere in mare e ovunque, è un principio universale e che un principio universale sia stato rispettato è una buona, ottima cosa, ma il fatto che faccia notizia significa che i princìpi universali non sono scontati. Dobbiamo, anzi, difenderli.
Davanti all'altro che è in pericolo, in mare o altrove, il dovere di ciascuno di noi è soccorrerlo, fare di tutto per salvarlo. È un dovere umano ed è una legge umanitaria inderogabile: chi è testimone di una tragedia deve anche essere soccorritore delle sue vittime. Nei paesi più sordi ai diritti umani, dove esistono regimi totalitari o democrazie esclusivamente formali, niente di tutto questo viene perseguito. Tuttavia, anche da noi, che pure siamo democrazie non solamente di facciata, questi princìpi così limpidi e netti vengono contraddetti con una frequenza preoccupante.
La vita, propria e degli altri, viene prima di tutto. È questo che fonda l'universo e, quindi, anche le comunità che lo popolano. In questo universo fatto di minerali e altri mondi di cui non sappiamo niente, in questo spazio di cui non conosciamo se non quello che vediamo e che non ci dice dove andremo e da dove veniamo, la sola certezza che abbiamo, e che è anche la più poetica, è proprio che la vita vale sopra ogni cosa.









