di Eleonora Camilli
La Stampa, 18 febbraio 2026
Il suo trasferimento in Albania era illegittimo. La sua vicenda può diventare un precedente. È il primo caso di risarcimento per il mai decollato protocollo con Tirana, ma quello dell’uomo algerino che dovrà avere 700 euro dal Viminale per il trasferimento improprio nel Cpr di Gjader rappresenta anche un precedente importante. Per i giudici del tribunale di Roma, che hanno valutato il caso, le procedure di trasferimento in Albania sono avvenute contravvenendo le regole. Nello specifico, come si legge nella sentenza, “il trasferimento è stato eseguito senza un provvedimento, con modalità che non hanno consentito al trattenuto di sapere dove sarebbe stato condotto”. In assenza di una comunicazione ufficiale, dunque, è stato impossibile per il migrante comunicare la decisione ai familiari, in particolare ai figli minori, e al suo legale. All’uomo era stato solo detto che sarebbe stato portato a Brindisi. Non oltre l’Adriatico. Per il Tribunale questo ha comportato una lesione della “vita privata e familiare” del migrante tutelata dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Da qui il danno stimato in 700 euro.
La storia di Redouane L., un uomo algerino di 50 anni, residente nel nostro Paese e padre di due figli minorenni, di quattro e sette anni, avuti da una donna italiana, inizia nel 1995 quando l’uomo arriva in Italia. Qui non riesce mai a regolarizzarsi e per questo riceve una serie di provvedimenti di espulsione, nonché alcune sentenze di condanna, emesse tra il 1999 e il 2023, per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, commessi prevalentemente in Liguria. A questo si aggiungono anche alcune dichiarazioni di false generalità. Si arriva così al 23 febbraio del 2025 quando l’uomo viene portato nel centro per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo dopo la scarcerazione dalla Casa Circondariale di Cuneo. Un provvedimento dice che deve essere rimpatriato nel paese di origine.
Dopo un mese e mezzo, però, cambia ancora tutto. Dal Friuli il 10 aprile del 2025 viene trasferito di nuovo, questa volta senza sapere la destinazione finale: all’uomo, infatti, viene comunicato solo che sarebbe arrivato in Puglia. Da qui le violazioni riscontrate dai giudici di Roma. Perché anziché al centro di Brindisi la mattina seguente si risveglia in quello di Gjader.
Ed è questo spostamento senza alcuna comunicazione che ha motivato la sentenza di risarcimento, come spiegano nella loro decisione i giudici del tribunale di Roma. Nella sua denuncia il migrante algerino aveva anche parlato delle modalità degradanti con cui è avvenuto il passaggio dall’Italia all’Albania. In particolare, l’uso delle fascette contenitive ai polsi per tutte le 20 ore del viaggio su una nave militare, con la sola possibilità di toglierle per andare in bagno.
Una volta al di là dell’Adriatico all’uomo sarebbe stato impedito anche di comunicare coi familiari, dal momento che l’uso del cellulare era limitato. Mentre ha potuto presentare richiesta d’asilo. Per questo dopo circa un mese è stato di fatto liberato e riportato in Italia. Questo primo caso potrebbe aprire a una serie di risarcimenti che mettono nel mirino i centri albanesi, aperti dal governo oltre un anno e mezzo fa, e mai entrati realmente in funzione secondo le modalità stabilità dal protocollo firmato con Tirana.










