di Eleonora Camilli
La Stampa, 24 agosto 2026
Un secco “no” alla realizzazione del centro per i rimpatri dei migranti perché “il territorio ha bisogno di ben altri investimenti”. Dopo la Toscana, è la Campania a ribadire la sua opposizione al piano del governo di “un Cpr in ogni regione”. E lo fa direttamente il governatore Roberto Fico. La struttura, nei piani dell’esecutivo, dovrebbe essere realizzata nella zona di Castel Volturno “in un territorio complesso, che verrebbe in questo modo ulteriormente penalizzato” spiega l’ex presidente della Camera. Anche per questo, pochi mesi fa, la sua giunta, con una delibera, ha incluso Castel Volturno e Cancello Arnone tra le nuove Zpn (Zone di protezione speciale) della Campania.
“La nostra attenzione su questo territorio è massima: le nuove Zpn sono aree naturalistiche regionali da sottoporre a tutela per ragioni di conservazione di specie, habitat e biodiversità. È questo il futuro che immaginiamo per quel territorio”. Ancora sulle barricate contro la creazione di una struttura di trattenimento nella zona di Aulla, soprattutto dopo le parole di Giovanni Donzelli, esponente di primo piano di Fdi (“Li faremo anche nelle regioni contrarie”) è il presidente toscano Eugenio Giani, che parla di “mossa meramente strumentale in vista della tornata elettorale”. nata elettorale”. Il sito dove costruire il centro, che sarebbe il primo per la Toscana, è stato individuato nella Lunigiana, a Pallerone, nel comune di Aulla. Il ministro Matteo Piantedosi ha comunicato la decisione alla Regione con una lettera.
“Di questo Cpr ne parlano da quattro anni, ciclicamente la questione torna, ma sono appunto solo chiacchiere, non ci sono avanzamenti di nessun genere - afferma Giani -. Per quanto mi riguarda ritengo che sia incompatibile con la nostra cultura creare un centro di detenzione impropria, che non facilita certo i rimpatri ma crea solo aree di degrado”.
Attualmente i centri per il rimpatrio attivi in Italia sono dieci. Stando ai dati di un report del Tavolo Asilo, realizzato dopo un monitoraggio nelle strutture, a fine 2025 a fronte di una capienza complessiva di 1400 posti erano presenti all’interno delle strutture 546 persone. Nel dossier si sottolinea, inoltre, la continua violazione dei diritti all’interno delle strutture e l’abuso della somministrazione di psicofarmaci. Preoccupanti sono anche gli eventi autolesionisti e i suicidi. Solo due settimane fa un uomo è morto nel Cpr Di Palazzo San Gervasio (Potenza).
Per le associazioni del Tavolo asilo “oltre che disumani questi centri sono anche inefficaci”: in dieci anni, dal 2014 al 2024, circa 56 mila persone sono state trattenute in un Cpr. Di questi solo il 41,8% è stato rimpatriato. Una percentuale che scende al 10% se si considera il totale dei 10% se si considera il totale dei provvedimenti di allontanamento adottati. All’attacco del progetto va anche l’opposizione. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, annuncia un’interrogazione al ministro Piantedosi sul tema e parla del tentativo del governo di “distogliere l’attenzione dai fallimenti di Schengen e della linea Meloni a livello in Europa che come si vede era inesistente”.
Il deputato ricorda che “fino a qualche anno fa tutto il mondo politico, tra cui diversi prefetti, sosteneva che i Cpr andassero gradualmente chiusi, mentre oggi in assenza di qualsiasi sovraffollamento si parla di rilanciarli. È solo propaganda”. Dal Pd Rachele Scarpa parla di centri “disfunzionali e inefficaci sui rimpatri. Buchi neri di sofferenza e violazioni dei diritti umani”. Eppure, dice, “il governo Meloni ci punta tutto.
Perché non uno straccio di altra politica migratoria”. Di parere opposto Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia: “È necessario realizzare un secondo Centro di permanenza per il rimpatrio per Milano e per la Lombardia. Se lo Stato individua uno straniero irregolare da espellere, deve poterlo trattenere nei casi previsti dalla legge e accompagnarlo effettivamente alla frontiera”. Critico da Azione è anche Giulio Sottanelli: “Se ogni Regione si comportasse come la Toscana, in Italia non si farebbe un Cpr da nessuna parte. E a quel punto il governo Meloni avrebbe buon gioco a dire che servire farlo in Albania. Invece il centro albanese è un’operazione di propaganda, inutile”.
Ma lo scontro tra governo e regioni sul tema migranti potrebbe arricchirsi a breve di un nuovo capitolo e riguarda le nuove strutture per le procedure accelerate di frontiera, previste dal nuovo Patto europeo sulle migrazioni, entrato in vigore lo scorso 12 giugno. Secondo la ripartizione del Viminale la maggior parte dei centri insisterebbe in poche regioni, tra cui la Toscana, l’Emilia- Romagna, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto.
Per questo i governatori hanno portato la protesta in conferenza Stato-Regioni. Il ministero ha risposto spiegando che i siti individuati sono proprietà del demanio, permettono cioè di non dover pagare l’affitto di strutture private. Ma la contrarietà questa volta è stata bipartisan, anche da parte dei governatori di destra. E potrebbe farsi più pressante quando i centri saranno completamente operativi.









