di Alessia Candito
La Repubblica, 22 febbraio 2023
La prefettura di Agrigento scrive all’associazione che aveva sollevato il caso: “Avviata la procedura per lo scioglimento del contratto con Badia Grande”. Aerei, motovedette, traghetti di linea, navi militari. Da Lampedusa i trasferimenti proseguono senza sosta con qualsiasi mezzo a disposizione, ma dal mare continuano gli arrivi e l’hotspot è ormai un lager dove tocca litigare persino per avere un pasto, vestiti asciutti, un vecchio materasso sporco per dormire.
Non si tratta però solo di un problema di sovraffollamento. “Si fa presente che quest’Ufficio ha contestato irregolarità e irrogato numerose sanzioni” e per questo “è in via di definizione la procedura per lo scioglimento del vincolo contrattuale”. Con una stringata nota inviata all’avvocata Giulia Contini di Asgi, Associazione studi giuridici sull’Immigrazione, che nei mesi scorsi ha chiesto formalmente di accedere agli atti amministrativi dell’hotspot, la prefettura di Agrigento ha confermato il totale fallimento della gestione meno di un anno fa affidata alla cooperativa trapanese Badia Grande.
Holding del terzo settore, in grado di ramazzare appalti per la gestione di centri di prima e seconda accoglienza in tutto il Sud Italia, ma già finita a processo o sotto indagine in tre diversi tribunali, la cooperativa trapanese rischia ulteriori guai anche ad Agrigento. Nella nota del prefetto Maria Rita Cocciufa non si scende nei dettagli. Ma di fatto l’amministrazione ammette di non essere in grado di comunicare neanche quante persone e per quanto tempo siano passate dal centro di contrada Imbriacola. Motivo? Perché “i report e i monitoraggi sulle presenze in hotspot dal marzo 2022”, cioè da quando il centro è finito in mano alla cooperativa, “non sono ancora state trasmesse dall’Ente gestore”.
È una delle tante “gravi irregolarità”, già più volte sanzionate, che dopo mesi hanno convinto la Prefettura a rescindere il contratto. L’ennesimo perso da Badia Grande, sbattuta fuori dalla gara per la gestione del centro di accoglienza di Milo perché finita sotto processo a Trapani con l’accusa di frode allo Stato per aver “barato” sulla gestione di alcuni centri. Circostanza che la Prefettura di Trapani ha “scoperto” però solo grazie ad una nota della procura e che i vertici della cooperativa avevano “dimenticato” di comunicare nel presentare la propria offerta.
Al momento non è dato sapere se e in che misura tale circostanza abbia pesato nel convincere l’Ufficio di Agrigento a mettere in discussione l’affidamento dell’hotspot. O se “insanabili” siano state considerate le violazioni e le “gravi inadempienze” registrate dagli ufficiali sanitari, prefettizi e del Dipartimento Libertà civili del Viminale che più volte si sono presentati per ispezionare il centro e su cui la procura competente sta indagando. Sulla consegna di quei verbali, la prefettura ha messo il veto. Toccherà attendere che si pronunci il Tar, sollecitato al riguardo dall’avvocata Contini.
Nel frattempo, ci sono i racconti, le testimonianze e le poche foto che filtrano dal centro. Sebbene sia circondato da un’enorme rete e monitorato dall’esercito, formalmente non è un luogo di detenzione. Eppure all’interno nessuno dei non addetti ai lavori può accedere e da lì nessuno si può allontanare. Ma basta sbirciare attraverso la recinzione per vedere quella gabbia costruita nel centro dell’isola trasformata in un grande formicaio in cui ci si contende anche un posto per dormire all’addiaccio e per terra.
Negli ultimi giorni sono finiti i materassi, persino le coperte. I naufraghi sono stati costretti ad arrangiarsi con le “metalline”, i teli termici consegnati all’arrivo al molo, diventati anche scarpe per chi è arrivato scalzo, o vestiti per chi era zuppo. I kit, che da capitolato d’appalto dovrebbero essere consegnati all’ingresso in hotspot, non ci sono. E anche il cibo non basta per tutti. I servizi, a partire dall’assistenza medica? Impossibile saperlo. Di certo c’è che negli ultimi mesi prima una bimba, poi un ragazzo del Bangladesh e un paio di giorni fa una donna ivoriana sono morti per cause ancora da accertare. Nuovi fascicoli per la procura di Agrigento.
Il meteo rimane clemente, ma con il vento che inizia a soffiare le traversate diventano più difficili. E a Lampedusa non rimane che sperare che non sia foriero di nuovi naufragi e nuove tragedie.











