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di Simone Canettieri e Irene Soave

Corriere della Sera, 20 agosto 2026

Precedente dopo precedente, e secondo l’interpretazione del diritto migratorio europeo che infine prevarrà, sembra che l’Italia potrebbe trovarsi a dover discutere il trasferimento di migliaia di migranti arrivati in Europa approdando sulle coste italiane, che nel frattempo hanno chiesto asilo in altri Paesi. Si tratta dei cosiddetti “dublinanti”, perché il loro trasferimento avverrebbe ai sensi degli accordi di Dublino, che il Geas, il nuovo patto europeo per la migrazione e l’asilo in vigore dal 12 giugno, ribadisce. Ieri, dopo due settimane di schermaglie con la Germania per tre “casi pilota”, e dopo che anche la Svizzera ha annunciato che trasferirà in Italia centinaia di persone, si è aggiunta Vienna.

In questo clima, e sulla scorta di un allarme che il secondo “assalto alle frontiere” del 15 agosto a Ceuta, pur contenuto dal Marocco, ha contribuito a tenere alto, il governo italiano sta valutando di prorogare la chiusura dello spazio Schengen per i cittadini in arrivo dalla Spagna per una settimana in più, cioè fino al 6 settembre (il provvedimento scadrebbe il 31). Un doppio braccio di ferro politico, nel quale il governo italiano intende mostrare fermezza, pur nei rapporti amichevoli con gli altri Paesi membri. Ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha infatti scritto: “Ho parlato questa sera, nel consueto spirito di amicizia, con il ministro degli Esteri tedesco Wadephul. Prosegue il dialogo fra Italia e Germania con priorità alle migrazioni: condividiamo la comune preoccupazione per Ceuta e la necessità di garantire massima protezione alle frontiere esterne europee. Confermiamo l’esigenza di un contrasto coordinato ai trafficanti e rafforzamento della dimensione esterna della Ue”.

Eppure quanto accade sul fronte dei “dublinanti” sembra mostrare un’ambiguità nell’interpretazione del patto. Dopo un annuncio di mercoledì della Svizzera, che sarebbe pronta a mandare in Italia, certo “gradualmente e in modo sostenibile”, circa seicento migranti che non hanno ancora presentato a Berna domanda d’asilo, è di ieri il nuovo caso austriaco. Il ministero dell’Interno di Vienna ha comunicato all’agenzia di stampa austriaca Apa che riprenderanno i trasferimenti verso l’Italia; anzi che sono già ripresi, perché quattro richiedenti asilo sarebbero già stati espulsi verso il nostro Paese. Dalle autorità italiane nessuna conferma; i trasferimenti sarebbero avvenuti, recita l’agenzia, con mezzi di trasporto pubblico: “Con il patto sull’asilo le autorità possono mettere a disposizione della persona straniera un biglietto del treno o dell’autobus”. Non è chiaro quante altre persone potrebbero essere interessate da futuri trasferimenti, né se la procedura riguarderebbe solo persone arrivate in Austria, dall’Italia, dopo il 12 giugno.

E questo dubbio sull’interpretazione del patto migrazione e asilo riguarda anche l’applicazione da parte di altri Paesi. Secondo dati Eurostat l’Italia dovrebbe riprendere in carico circa 24 mila “dublinanti”. Ma come è calcolato questo numero? Il governo italiano ha sempre dichiarato di considerare solo trasferimenti di persone arrivate dopo il 12 giugno; altri Paesi però non sono d’accordo, come la Germania che nei giorni scorsi ha annunciato l’espulsione - verso l’Italia - di tre richiedenti asilo. Tra loro la somala Abdirisaq Warsame, che ha trovato però alloggio in una chiesa di Norimberga, una cittadina irachena e un cittadino afghano, che secondo le ultime comunicazioni ufficiali sarebbero dovuti arrivare in Italia entro oggi compreso. Tra Germania e Italia è previsto un incontro bilaterale in cui cercare un accordo.

Gli “arretrati” con tutta Europa - che per il governo italiano appunto non sono da tenere in conto, perché risalgono a prima dell’applicazione del Geas - possono essere molti. Dal 5 dicembre 2022, con una circolare, il ministro italiano dell’Interno Piantedosi ha bloccato i rientri. Da allora al 31 dicembre 2025 sono state bloccate le valutazioni delle richieste d’asilo di 80 mila persone circa.