di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 2 settembre 2026
Parlano i responsabili delle sezioni immigrati di Milano, Brescia, Napoli, Bologna, Trieste e il presidente di Bari. C’è un elefante nella stanza della giustizia civile. Senza correzioni di rotta, l’obiettivo del Patto europeo sull’immigrazione, per rimpatri più veloci degli irregolari, sembra destinato a restare un desiderata del legislatore. Il rischio è semmai di ingolfare la macchina, come avvertono i presidenti delle sezioni ad hoc, confermando l’alert del Csm. A poco più di due mesi dall’entrata in vigore del Dl 100/2026 che rende obbligatorio l’esame rapido delle domande d’asilo direttamente alla frontiera per chi proviene da Paesi sicuri, le sezioni specializzate nei Tribunali sono più che in affanno. All’Italia, la Commissione europea ha assegnato la quota record del 26,7% delle procedure di frontiera dell’intera Unione Europea, a regime saranno 32.054 procedure obbligatorie, contro le poche centinaia svolte dopo l’approvazione del Dl 20/2023, il cosiddetto decreto Cutro, nei centri di Pozzallo, Porto Empedocle e Gjader in Albania. E c’è da considerare che ogni procedura di frontiera, svolta dalle Commissioni amministrative territoriali, può “gemmare” tre procedimenti: convalida di trattenimento o reclamo contro il provvedimento prefettizio di un’autorizzazione a risiedere in un luogo specifico, sospensiva e provvedimento di merito.
Procedimenti urgenti che comprimono i diritti fondamentali e possono aprire la via a un fiume di domande pregiudiziali alla Corte Ue. Questo a fronte del numero sempre crescente di richieste di protezione internazionale, oltre 133mila nel solo 2025, e alla corrispondente crescita esponenziale dei ricorsi alle sezioni specializzate: passati dai 35mila del 2023 a oltre 80mila del 2025. Al conto vanno aggiunte le presumibili decine di migliaia di ricorsi con sospensiva nelle procedure accelerate e i ricorsi pendenti: oltre 140mila al 30 giugno 2026, da sommare a quelli che arriveranno dalle Commissioni territoriali con domande di asilo presentate prima del 12 giugno 2026: circa 150mila. Ma a preoccupare i presidenti è soprattutto l’assenza di comunicazione con l’amministrazione.
Sul corto circuito amministrazione-giurisdizione, mette l’accento Luca Perilli, presidente della sezione protezione internazionale del Tribunale di Brescia. “Dopo due anni trascorsi tra pubblicazione e attuazione degli strumenti normativi europei, sezioni e Tribunali non sono stati coinvolti né informati dall’amministrazione sui progetti di attuazione del Patto - afferma - e non hanno ricevuto indicazioni sui luoghi in cui saranno eseguite le procedure di frontiera e sul numero; non sono state rinforzate con le risorse umane giudiziarie e di assistenza giudiziaria per far fronte ai nuovi procedimenti “urgenti” e “prioritari”. Il Dl 100 è stato pubblicato e reso noto il giorno stesso dell’entrata in vigore delle norme europee”.
I dati spiegano l’urgenza di un coordinamento. Nei primi sei mesi del 2026 c’erano 50.785 sopravvenienze: su base annua quasi il triplo delle medie storiche delle definizioni dei Tribunali. Al 30 giugno 2026 i procedimenti pendenti erano 145.284: oltre il doppio dei 66.855 pendenti a fine 2023, con una durata presunta di oltre 4 anni e in costante crescita. “Tutte le sezioni specializzate - dice Perilli - si trovano nella stessa condizione: Brescia aveva 1.811 pendenze al 30 giugno 2024, ne ha 5.662 al 30 giugno 2026”.
A Milano non va meglio, come spiega la presidente della sezione ad hoc Valentina Boroni. “Nei primi tre mesi del 2026 avevamo già un aumento di ricorsi del 90% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le pendenze al 12 giugno 2026 erano 24mila, con 700 procedimenti da definire iscritti prima del 2023. Il nostro ufficio, dopo il Dl 100/26, si deve occupare nuovamente delle convalide dei trattenimenti delle persone che chiedono la protezione internazionale e anche delle nuove procedure “urgenti” perché le zone dell’aeroporto di Malpensa e di Linate sono divenute di frontiera. Malgrado l’incremento di ricorsi il numero di magistrati è rimasto invariato, mentre si è attivata una terza sezione della Commissione territoriale di Milano. Anzi, i funzionari assegnati all’ufficio del processo “ordinario” sono diminuiti di un terzo. Cerchiamo di fare rete tra i magistrati delle altre sezioni specializzate, con l’Università e con l’Ordine degli avvocati di Milano, ma non basta. Questa mole di lavoro ha conseguenze importanti sulla durata dei processi di tutto il settore civile del Tribunale, i cui indici sono stati aggravati proprio a causa della protezione internazionale”.
A Trieste su sei giudici, solo due lavorano in esclusiva per la sezione dedicata. All’ufficio del processo erano cinque o sei unità, ma non tutti sono rimasti, informa il giudice Michela Bortolami. “Abbiamo tre addetti già formati, i nuovi hanno bisogno di formazione. In tutto il Tribunale l’organico prevede 13 giudici onorari, ma solo otto sono effettivamente in servizio, quattro per il penale, quattro per il civile che si occupano di altro. Al 12 giugno avevamo 10.807 pendenze generali, nei sei mesi del 2026 i nuovi iscritti sono 2.322. Con l’ufficio per il processo stralcio previsto dal Dl 100/2026 potremmo impiegare 15 anni a smaltire l’arretrato”.
A Napoli, nel 2025, i fascicoli arrivati erano 6mila, un numero che nel 2026 è destinato a salire, come afferma il presidente della sezione Mario Suriano. “Oltre me nella sezione ci sono cinque giudici, riusciamo a smaltire 2mila fascicoli l’anno: il saldo è negativo. I ricorsi - sottolinea Suriano - arrivano a cascata, se si pensa che le commissioni ne bocciano circa il 70%”. Va male anche sul fronte tecnologico: “Il ministero aveva proposto un bonus per permettere ai magistrati di comprare dei Pc - dice Suriano - ma poi la proposta non è passata”.
Anche Luca Minniti, presidente della sezione protezione internazionale di Bologna lancia un alert. I dati denunciano le difficoltà. Le sopravvenienze tra impugnazioni per il no alla protezione internazionale e diritti di cittadinanza, sono passate dalle 2.832 del 1° semestre 2025 alle 4.645 del 1° semestre 2026. “Il Patto si sta rivelando un’illusione per chi ha pensato di usarlo contro il diritto di asilo - afferma Minniti - sono norme che, se correttamente interpretate, consentono ai giudici di garantire i diritti fondamentali. Per contro - prosegue - la severa riduzione delle garanzie nella fase amministrativa porterà a scaricare sui tribunali civili una elevata mole di lavoro. E questo perché la premessa da cui muove il Patto, e cioè che alla maggioranza dei migranti che arrivano nella Ue non spetta il diritto di asilo, si sta rivelando di anno in anno sempre più errata”.
Vede il rischio di procedure di infrazione contro l’Italia il presidente del Tribunale di Bari Alfonso Orazio Maria Pappalardo. Un tribunale dove le sopravvenienze di competenza della sezione immigrazione sono quadruplicate. “Soffriamo di una sproporzione, specie nel settore civile, tra il numero dei procedimenti e quello dei magistrati, lo dimostra - spiega Pappalardo - la comparazione tra i dati sull’impegno e la capacità di definizione dei magistrati in linea, se non superiore, con la media nazionale, a fronte del costante incremento delle controversie pendenti. Poiché i magistrati addetti alle sezioni specializzate in immigrazione non fanno servizio in esclusiva, ma sono assegnati anche ad altre, è evidente che la ricerca di un assetto per definire i giudizi in tempi ragionevoli è impresa ardua. E il rischio di una procedura di infrazione è elevato: l’Unione ha stabilito i livelli numerici che ogni Stato deve assicurare in tempi rapidissimi. Con le forze in campo - conclude il presidente del Tribunale - è una chimera raggiungere quella capacità”.









