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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 26 giugno 2025

“È stata violata la direttiva Ue”. Gli europarlamentari progressisti scrivono alla Commissione europea: adesso faccia chiarezza. Intanto al Senato la destra cambia idea sul nuovo regolamento espulsioni: troppo garantista. Secondo il Viminale i rimpatri direttamente dall’Albania, senza passaggio in Italia, sono regolari. Lo consentirebbero le intese stipulate tra Roma e Tirana dopo il protocollo, per dargli attuazione. Lo hanno riferito ieri all’Ansa “fonti del ministero dell’Interno” in merito al caso, il primo di questo tipo, rivelato lunedì da altreconomia. È andato così: il 9 maggio scorso cinque cittadini egiziani rinchiusi nel Cpr di Gjader sono stati spediti al Cairo dall’aeroporto di Tirana. Dopo averli imbarcati il charter non è transitato dallo scalo di Fiumicino, come nei rimpatri precedenti.

La comunicazione del dicastero guidato da Matteo Piantedosi è arrivata a poche ore dal deposito di un’interrogazione parlamentare con cui la deputata dem Rachele Scarpa aveva chiesto “su quale base giuridica sia stato disposto il rimpatrio avvenuto da uno Stato extra-Ue come l’Albania, con modalità più simili a una consegna arbitraria che a un’operazione condotta nel rispetto del diritto”. L’esponente Pd reputa “inusuale” la rapida risposta a mezzo stampa e sottolinea come il ministero abbia evaso la questione principale: sono state violate le normative europee?

La deliberata infrazione della direttiva rimpatri è più che un sospetto. La norma non prevede espulsioni da territori esterni all’Unione. Tanto che la Commissione Ue ha proposto un nuovo regolamento proprio per autorizzarle, aprendo ai “return hub”: centri di rimpatrio situati in paesi terzi. A rafforzare l’idea che si sia verificata una grave violazione del diritto comunitario c’è anche l’ordinanza con cui il 29 maggio, venti giorni dopo il fatto in questione, gli ermellini hanno espresso forti dubbi sul fatto che persino il solo trasferimento dal territorio nazionale a Gjader sia compatibile con le direttive. Perciò hanno interpellato la Corte di giustizia Ue. “Se il trasferimento dai Cpr italiani a quelli albanesi non risultasse possibile alla luce del diritto Ue, a maggior ragione non sarebbe legittimo il rimpatrio direttamente da quel paese”, afferma Silvia Albano, giudice del tribunale di Roma sezione specializzata in immigrazione e presidente di Magistratura democratica.

Per il responso della Corte di Lussemburgo ci vorranno, nella migliore delle ipotesi, dei mesi. Intanto i parlamentari progressisti di Strasburgo vogliono sapere cosa ne pensa la Commissione. Praticamente tutti quelli eletti con Pd, 5S e Avs hanno firmato ieri un’interrogazione a risposta scritta rivolta all’istituzione presieduta da Ursula von der Leyen. “Considerato che la Commissione ha già dichiarato che la gestione extraterritoriale dei rimpatri non trova fondamento nel diritto Ue”, si legge, i deputati chiedono una valutazione legale sul rimpatrio che le autorità italiane hanno realizzato da Tirana.

Sul piano interno il 16 maggio scorso, pochi giorni prima che il decreto che estende l’uso dei centri ai migranti “irregolari” fosse convertito in legge, il Garante nazionale dei detenuti aveva consegnato al Senato un parere in cui è scritto: sono “chiari gli ostacoli, a regime vigente, a ritenere possibile il rimpatrio degli espellendi dal territorio albanese”. Dopo che il primo caso è stato reso pubblico, però, l’istituzione di garanzia, informata dell’operazione, non ha espresso alcuna posizione. La questione è allo studio del collegio, che non ha ancora visitato il Cpr di Gjader. Avrebbe dovuto farlo tra maggio e giugno, ma l’ispezione è stata rimandata. Forse a settembre, ammesso che a quel punto nel centro d’oltre Adriatico sia rimasto qualcuno (al momento i trattenuti sono 28 e scenderanno ulteriormente visto il rinvio della Cassazione).

Intanto alla commissione politiche Ue del Senato il governo ha fatto testacoda sulla proposta di nuovo regolamento europeo per semplificare i rimpatri. Nell’analoga sede della Camera aveva dato il via libera, mentre ieri la maggioranza ha votato una risoluzione per chiedere meno garanzie per i migranti: anche se l’impianto della norma è considerato positivo, le deroghe possibili sono poche, le valutazioni di vulnerabilità troppe, la copertura per il progetto Albania non sufficiente. “Il governo cambia idea perché si è accorto che il nuovo regolamento garantisce ai migranti il diritto a fare ricorso ai giudici, mentre Meloni vuole i rimpatri per direttissima”, affermano Pietro Lorefice e Gisella Naturale, componenti M5S della commissione del Senato. Per l’esecutivo italiano il sogno restano le deportazioni trumpiane.