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di Simone Canettieri

Corriere della Sera, 19 agosto 2026

La prossima settimana il confronto tra i ministri. Il fronte del Sud cerca di fare massa critica per un’intesa con la Germania. La linea non cambia, anche se adesso si è aggiunta pure la Svizzera. Sul rimpatrio forzato di migranti “dublinanti” il governo continua a trattare con una cordiale fermezza. Non solo: il Viminale da settimane è in collegamento con gli altri Paesi del Mediterraneo di primo approdo come Grecia, Cipro e Malta che si trovano in una situazione analoga alla nostra. È il fronte del Sud che cerca di fare massa critica per arrivare a un’intesa complessiva con Berlino mettendo sulla bilancia anche la vicenda delle ong battenti bandiera tedesca.

Giorgia Meloni dalle sue ferie blindatissime in Puglia - salvo blitz altrove che non è dato per escluso - non vuole scherzi. Tutto deve restare congelato sul fronte migranti. Così come non si attendono a breve novità sulla Spagna, l’altro fronte: Schengen resta sospeso. Per fonti di intelligence c’è il pericolo concreto che l’emergenza a Ceuta non sia terminata. Inoltre il governo spagnolo non sembra dare segnali distensivi: il muro contro muro continua a suon di controlli speculari in aeroporti e porti.

Tuttavia l’argomento più caldo resta quello dei “dublinanti”. Non è una questione di numeri, per la premier. La richiesta della Germania al momento riguarda tre persone, quella della Svizzera non è stata ancora quantificata (anche se le tensioni con Berna sono note dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana). Per Meloni è una questione di principio e di equità nonostante le regole sui “dublinanti” siano ritornate protagoniste - dopo una sospensione di tre anni da parte dell’Italia - con il nuovo patto europeo di migrazione e asilo molto spinto dal governo. La situazione è abbastanza gestibile. I ministri interessati al dossier aggiornano la premier con brevi messaggi per cercare di disturbarla il meno possibile in questi giorni di relax in famiglia che devono restare segreti a prova di privacy (ieri piccolo incidente: una componente della comitiva presidenziale ha pubblicato sui social una storia taggandosi dentro il resort di Borgo Egnazia, l’indizio dopo poco è stato cancellato).

È chiaro: la trattativa più complicata è con la Germania, per tutte le ricadute che potrebbe avere anche su altri fronti. Gli uffici stanno dialogando per arrivare a una soluzione senza strappi. La decisione della Chiesa evangelica di ospitare in Baviera la ragazza somala di 22 anni che sarebbe dovuta rientrare in Italia viene vista dal governo come il frutto di una mediazione e di un lavorio per non guastare i rapporti fra i due Paesi. 

Fino alla prossima settimana il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non ha in agenda bilaterali con l’omologo Alexander Dobrindt. Da lunedì le diplomazie inizieranno a lavorare per fissare una prima call fra i due che potrebbe portare poi a un incontro. Ancora non si sa se a Roma o a Berlino. Come detto, anche Malta, Grecia e Cipro sono “sulla stessa barca” dell’esecutivo italiano. Il ministro Piantedosi ne ha parlato lo scorso 28 luglio con il collega maltese Glenn Bedingfield durante una visita ad hoc.

Resta però una domanda: c’è il rischio di un possibile effetto domino per i “dublinanti”? Ovvero: dopo la Germania altri Paesi europei potrebbero espellere i migranti e inviarli nel paese di primo ingresso cioè l’Italia? Il regolamento di Dublino è in vigore da quasi trent’anni e questa dinamica c’è sempre stata, fanno notare fonti dell’esecutivo. In questo scenario si inserisce anche la Svizzera, anche se tecnicamente è solo un membro associato dell’Ue, per alcuni trattati, come appunto quello di Dublino. Dettagli che non cambiano le intenzioni di Meloni: il messaggio di nuovi arrivi potrebbe gonfiare le vele alle opposizioni. A sinistra, come a destra, soprattutto.