di Matteo Castagnoli
Corriere della Sera, 13 marzo 2025
Diffuso l’iban, accertamenti sul canale da 14 mila follower poi oscurato. Accertamenti delle forze dell’ordine sulla pagina “Articolo 52”, sospesa ieri, e dove alcune aggressioni a stranieri sono diventate virali. Il motto: “La violenza si combatte con la violenza”. Il monito di Gabrielli: “Rischio giustizia fai da te”. Macinavano follower. Uno dopo l’altro, e in un paio di giorni avevano già sfondato il muro dei 14 mila. Poi ieri pomeriggio la pagina Instagram “Articolo 52” è stata sospesa. Su quel profilo erano stati pubblicati video di ronde anti-maranza. Da lì, e in particolare da un breve filmato in Darsena registrato con il cellulare, era partito tutto. La scena riprendeva due giovani incappucciati contro un ragazzo nordafricano accusato di aver appena scippato una collanina. Lui si diceva innocente, ma era stato colpito con calci e pugni.
Il riferimento del nome del profilo era ed è (su Telegram il canale è ancora attivo) chiaro: “La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Articolo 52 della Costituzione. “Gli adepti del movimento anti crimine”, come si sono autodefiniti, si organizzano attraverso gruppi Telegram. Uno per zona di Milano: Nord, Sud, Ovest ed Est. E poi altri sottogruppi per evitare “gli spioni”. Ci si dà appuntamento in strada. L’obiettivo è uno, scrivono: “Siamo stanchi dei soprusi e delle bande armate che impunite regnano nel caos. La violenza si combatte con la violenza” E continuano: “Finché lo stato continuerà a ignorare, le ronde si moltiplicheranno in tutte le zone degradate”. Gli organizzatori, nei giorni scorsi hanno condiviso un iban (collegato a una carta Revolut e riferibile a una banca lituana) per creare “un fondo cassa dedicato alla copertura di spese legali di cui eventualmente qualcuno dovesse aver bisogno”. Altra parte, invece sarà utilizzato per comprare “attrezzatura di difesa come spray al peperoncino e strumenti di comunicazione come walkie talkie”.
Sul gruppo in questione sono in corso accertamenti della polizia e dei carabinieri del Ros. Si lavora per capire chi ci sia dietro questi raid, un aiuto potrebbe arrivare anche dalle telecamere di videosorveglianza nell’area dei Navigli, e se dietro queste ronde si possa nascondere una rete più organizzata. Anche se, al momento, non sembrerebbero essere coinvolti movimenti strutturati. Azioni di singoli, ma non meno “preoccupanti”. Come aveva sottolineato l’ex delegato per la sicurezza e la coesione sociale dal sindaco Beppe Sala, il prefetto Franco Gabrielli. All’indomani del suo addio, aveva detto in un’intervista al Corriere: “Quello che mi preoccupa di più sono i rapporti delle fasce più giovani rispetto al comportamento di altri giovani di seconda generazione. Mi preoccupa che si creino le condizioni di uno scontro tra due gruppi di contesti sociali differenti. Riguarda tutta Italia”. Forse più di una previsione.










