di Irene Famà
La Stampa, 2 giugno 2021
Dopo il suicidio di Musa Balde, vittima di una brutale aggressione a Ventimiglia e finito al Cpr di Torino perché senza documenti. "I Cpr andrebbero chiusi e andrebbe trovata un'altra soluzione al più presto. È inaccettabile che ci siano luoghi come questi, come meno trasparenza e meno diritti delle carceri". Così il consigliere regionale Marco Grimaldi di Leu e il consigliere regionale Domenico Rossi del Partito Democratico al termine di una visita al Centro di permanenza per il rimpatrio di corso Brunelleschi. Hanno visitato il Cpr così come i deputati del Pd Anna Rossomando e Andrea Giorgis. Un sopralluogo dopo il suicidio domenica 23 maggio di Musa Balde, il 23enne della Guinea vittima di una brutale aggressione a Ventimiglia e finito al Cpr perché senza documenti.
"Da questo sopralluogo è emerso che è necessario chiudere definitivamente la stagione dei decreti Salvini e dei tagli ai servizi organizzati all'interno di queste strutture" spiegano gli onorevoli Anna Rossomando e Andrea Giorgis. "Bisogna che il prossimo capitolato ripristini ad esempio la presenza h24 di un medico, e non di sole cinque ore al giorno com'è la situazione attuale, gli investimenti per i mediatori culturali e per gli psicologi". Il "paradosso" è che nei Cpr, che non sono strutture di detenzione, "ci sono meno tutele e garanzie che nelle carceri". È necessario, aggiungono, ripensare la procedura che riguarda le persone irregolari, "investire risorse per dare effettività e disciplina al rimpatrio volontario". Il caso Musa, poi, pone un'ulteriore questione: "La direttiva comunitaria prescrive a tutti i paesi membri di predisporre una disciplina a tutela delle vittime di reato. La condizione di vittima deve prevalere sulla condizione di irregolarità".
"Sull'accaduto farà chiarezza la magistratura, a cui ci rivolgeremo per fornire gli elementi raccolti oggi - spiegano Grimaldi e Rossi- A quanto ci è stato detto oggi, pare che nessuno, né la Questura di Imperia né l'Asl di Imperia, abbia comunicato agli operatori chi era Musa, della violenza che aveva subito". Musa era in isolamento per questioni sanitarie, nella zona chiamata Ospedaletto.
"Un'area - dicono Grimaldi e Rossi - in cui non ci sono nemmeno le telecamere. Per cui è impossibile intervenire in caso di malore o di un gesto anti-conservativo". In tanti, spiegano, "ci hanno raccontato di essere al Centro solo perché senza documenti. Di non aver fatto nulla di male. Altri, invece, ci hanno raccontato di aver avuto qualche problema con la giustizia e di aver scontato la pena in carcere. Ci hanno anche detto che piuttosto che stare al Cpr preferirebbero tornare in cella".
I due consiglieri regionali aggiungono: "I Cpr sono luoghi indegni di un paese civile. Vanno chiusi, ma sino a che rimangono aperti bisognerebbe renderli il più umani possibile. Abbiamo saputo che i fondi previsti dal Ministero sono stati ridotti drasticamente negli anni". Grimaldi e Rossi denunciano mancanza di "trasparenza": "Per poter ottenere il permesso per questo sopralluogo c'è voluta una settimana. La politica deve avere libertà d'accesso immediata". E concludono: "Abbiamo appreso che negli 'ospedaletti', la struttura di isolamento dove si trovava Moussa, continuano a non esserci dispositivi di videosorveglianza. Un luogo come questo non è in grado di gestire la sofferenza, ma la fa esplodere, a maggior ragione per chi viene da una storia di vulnerabilità". Tra i racconti dei detenuti raccolti da Grimaldi e Rossi c'è quella di "chi nonostante un regolare contratto si trova nel Cpr perché ha il permesso di soggiorno scaduto. C'è chi è finito qui dentro perché ha attraversato il confine dalla Francia per salutare la fidanzata o dopo aver scontato una lunga pena in carcere senza essere stato identificato - spiegano - Ci sono giovani che appena compiuti i 18 anni sono usciti dalla comunità per finire al Cpr. E c'è chi vive in Italia da anni e ha figli nati qui che nemmeno parlano la lingua del paese di provenienza".











