di Sandro Marotta
Il Manifesto, 23 marzo 2025
Parte dal Cpr di Torino, ormai pronto a riaprire, la campagna di sensibilizzazione per la salute mentale dentro i Centri di permanenza per il rimpatrio. La campagna, promossa dalla rete No Cpr e il Forum per la Salute mentale, vuole dire “no ai Cpr perché sono dei lager, esattamente come Basaglia definì i manicomi”, spiegano gli organizzatori. Il simbolo scelto è “Marco Cavallo”, una scultura di 4 metri di colore azzurro, in vetroresina (l’opera originale venne realizzata nel 1973 dai reclusi del manicomio di Trieste, diretto proprio da Franco Basaglia). La scultura prende il nome dal cavallo che trasportava la biancheria all’interno della struttura psichiatrica e a cui gli internati si erano affezionati. Il drammaturgo Giuliano Scabbia e l’artista Vittorio Basaglia (cugino dello psichiatra) lo disegnarono cavo, in modo che i malati potessero inserirci lettere e poesie. Basaglia volle che quest’opera uscisse dal manicomio per rappresentare la lotta contro tutte le istituzioni totali.
“Oggi i Cpr sono il luogo peggiore dove un essere umano possa vivere - spiega Nicola Cocco, medico infettivologo e attivista della Rete Mai più lager, No ai Cpr - Anche per questo molte persone detenute all’interno hanno dei problemi di salute mentale. Come il carcere, questi centri sono istituzioni totali perché privano della libertà e condizionano la vita in tutti gli aspetti. Con questa prima tappa inauguriamo un viaggio per ribadire il messaggio basagliano: la libertà è la prima cura per chi soffre di problemi mentali”.
La campagna proseguirà in autunno negli altri Cpr, ma si è scelto di partire dal centro piemontese perché a breve tornerà ad essere operativo sotto la gestione della coop Sanitalia, dopo la chiusura avvenuta nel 2023 dopo le proteste dei detenuti originate dalla morte di Moussa Balde, ospite con gravi problemi psichici lasciato per 9 giorni in una gabbia di isolamento.
Sulla morte di Moussa Balde è ancora in corso il processo di primo grado che vede alla sbarra il medico responsabile del centro, Fulvio Pitanti, e l’ex direttrice del centro per conto di Gepsa, Annalisa Spataro. I capi di imputazione da accertare nella prossima udienza di settembre sono omicidio colposo, cooperazione in delitto colposo e responsabilità per morte in ambito sanitario.
“La riapertura di questa struttura ci impone di essere attenti. - dice l’avvocato dei familiari di Moussa -Dobbiamo più che mai pretendere di vedere, rimanere vigili, chiedere delle visite e obbligare la prefettura a controllare il rispetto dei diritti umani”.











