di Alberto Riccadonna
La Voce e il Tempo, 21 aprile 2025
“Quando vedi migranti condotti via con le manette, hai la sensazione di un pezzo di umanità che viene ferita profondamente. Credo che ci sarà un giudizio di coloro che verranno dopo di noi. E per i credenti c’è anche un giudizio del Signore”. Queste parole pronunciate dal cardinale Repole alla Tg Rai dopo la celebrazione delle Palme e rilanciata da un’intervista del quotidiano “La Stampa” a proposito dei migranti trasferiti con le fascette ai polsi dall’Italia in Albania (Cpr), nell’attesa di un provvedimento di espulsione, hanno suscitato migliaia di reazioni a Torino e in tutt’Italia: tanti messaggi di gratitudine per aver denunciato il crescente clima di disprezzo nei confronti dei migranti, ma anche tante critiche per aver interrogato le procedure italiane di sicurezza e aver avere espresso pena per stranieri liquidati dai contestatori come “delinquenti, ladri e stupratori”.
Repole non ha messo in discussione la legge. Ha comunicato sofferenza di fronte alla scena dei migranti trattati indistintamente come criminali, anche senza aver pene da scontare. Vari elementi fanno al momento ipotizzare che sulla nave diretta in Albania si sia andati fuori dalla legge ed è questo che tanti osservatori stanno chiedendo di verificare, per evitare che gli eventuali illeciti diventino metodo. Ma qui sta il problema di queste giornate convulse: il Ministero degli Interni ha parlato di persone pericolose, peròha rifiutato di diffondere i dossier. Perché?
I parlamentari che hanno visitato i 40 trasferiti in Albania riferiscono di situazioni che in punto di legge non giustificano l’umiliazione. Un giovane del Bangladesh, tradotto in manette, è già stato riportato in Italia perché non doveva neppure essere trasferito. Nel Cpr allestito in Albania è quasi inesistente l’assistenza legale dei reclusi e per questo ci si deve affidare alla testimonianza di coloro che l’hanno visitato: hanno riferito di persone perseguite per il reato di immigrazione clandestina, che la legge punisce con ammende in denaro, mai con la reclusione; hanno segnalato la presenza di persone pregiudicate, però con pene già scontate. Quanti di questi individui sono pericolosi? Tutti? Oppure si è generalizzato? Il Garante nazionale del Detenuti - per bocca del giurista Mario Serio, rappresentante dal Governo Meloni - ha ammesso che le fascette ai polsi “non possono essere generalizzate e indistinte; vanno calibrate su esigenze individuali ben specificate e devono essere proporzionate”.
La questione non è di lana caprina. Il tema della dignità da garantire a ogni essere umano - tanti o pochi non importa - è la chiave di volta di ogni convivenza, così come il tema del rispetto da esprimere in ogni situazione, a partire dai gesti pubblici e dalle istituzioni dello Stato. L’acquiescenza comporta rischi incalcolabili non solo per gli stranieri, anche per gli italiani, ed è questo il campanello d’allarme fatto suonare dall’Arcivescovo di Torino. Da settimane - a partire dal caso del Cpr di Torino - Repole sta riconoscendo alle istituzioni dello Stato la difficoltà di gestire il fenomeno migratorio, ma sta anche invocando il rispetto delle dignità delle persone recluse nei Cpr. Questo il punto: non abbassare la guardia per non cadere nella deriva della barbarie (“penso che a Torino si stia cercando di fare il meglio per garantire che le persone trattenute siano trattate con umanità”). “Il fatto che esistano fenomeni di illegalità e che li si debba combattere quando si manifestano - ha detto il cardinale rispetto alla vicenda dell’Albania - non consente in nessun modo di generalizzare né autorizza l’umiliazione di una categoria di intera di persone”.
Che una parte della politica italiana costruisca il suo consenso soffiando sul fuoco dell’odio è fuori discussione. Il ministro Salvini, non è la prima volta, si è sentito libero di deridere le persone trasferite in Albania: “sono irregolari, al posto delle manette dovevamo forse regalargli un uovo di Pasqua?”. Il linguaggio del disprezzo è un cancro pericoloso e sta diffondendosi, in Italia come negli Stati Uniti dove l’Amministrazione Trump libera le strade dai migranti definendoli “spazzatura”.
Repole chiede di vigilare sui gesti e sulle parole: “non sempre misuriamo la portata delle parole che pronunciamo. Il linguaggio non è innocuo, racconta un modo di vedere l’umanità. Qualcuno potrebbe pensare che alcuni hanno il diritto di avere tutta la dignità e altri no: non mi sembra cristiano. In questi giorni di preparazione alla Pasqua stiamo meditando la Passione di Cristo, che è stato trattato da reietto”.
Poi fra i credenti vi sono opinioni diverse. Quelle che si appuntano sul rispetto delle persone e quelle che pongono l’accento sul bisogno di legalità. Preoccupanti sono le manifestazioni di offesa e completa chiusura, come questa - una delle tante - ricevuta nei giorni scorsi dalla Segreteria dell’Arcivescovo: “Lei Cardinale si deve vergognare - scrive il signor C.B. - Lei si è dimostrato un anti italiano come i partiti di sinistra. Non vogliamo clandestini in Italia; lei e tutto il Vaticano, vergognosamente progressista, dovete mettervelo bene in testa. Basta clandestini, iniziamo le deportazioni come fa Trump. Andate in Africa a leggere il Vangelo e non cercate di arruolare nuovi adepti aprendo le porte alla spazzatura umana. Vergogna, vergogna, vergogna”.











