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di Alessandra Ziniti

La Repubblica, 21 novembre 2022

Dei 49.500 immigrati economici arrivati nel 2022, solo 2.853 sono effettivamente rientrati in patria. Il 25 novembre vertice dei ministri dell’Interno a Bruxelles: il governo chiederà aiuti economici e il rispetto dell’accordo sulla quota di redistribuzione.

Gli ultimi duecento egiziani sono approdati in Sicilia la notte scorsa salvati dalle motovedette italiane in una rocambolesca operazione di soccorso dell’ennesimo peschereccio fatto partire dai trafficanti della Cirenaica con circa 500 persone a bordo, per lo più siriani ed egiziani. Smistati poi in tre porti, Catania, Messina, Augusta per non caricare ulteriormente hotspot e centri di prima accoglienza già sovraccarichi per le difficoltà che incontra il Viminale nel redistribuire chi arriva nelle strutture del centro e nord Italia, dove sindaci e prefetti faticano a trovare posti disponibili.

Ma la vera spina nel fianco del governo Meloni, più che i numeri degli arrivi, sono le caratteristiche delle persone che sbarcano: più della metà sono i cosiddetti migranti economici, persone che arrivano da Paesi le cui condizioni non prefigurano (a meno di storie particolari) i requisiti per ottenere lo status di rifugiato. E dunque sono da espellere e (teoricamente) da rimpatriare.

Il confronto tra due numeri, almeno 49.500 i migranti economici sbarcati quest’ anno, e 2.853, quelli effettivamente rimpatriati, fotografano la situazione che venerdì il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi calerà sul tavolo della trattativa con la Commissione Ue per cercare di convincere l’Europa che l’Italia non solo sopporta il peso degli sbarchi e della prima accoglienza ma anche quello della gestione e dei rimpatri pressocché impossibili vista la mancanza di accordi con i Paesi di origine e le resistenze a collaborare dei pochi che riammettono i migranti espulsi. Per questo, oltre a proporre l’esportazione del modello italiano di corridoi umanitari e l’adozione di un meccanismo condiviso in Europa di quote di flussi legali da offrire ai Paesi di origine che si mostrano collaborativi, Piantedosi chiederà che vengano resi effettivi gli impegni di redistribuzione siglati a giugno (anche per i migranti economici) e che l’Italia venga assistita, finanziariamente ma anche fattivamente, nei rimpatri di chi non ottiene la protezione internazionale.

Basta guardare le nazionalità delle persone sbarcate nel 2022 in Italia per aver chiaro il quadro: 49.500 degli oltre 93.000 approdati sono sulla carta migranti economici, egiziani (19.113), tunisini (17.295), bangladesi (13.049). Persone che spesso non presentano neanche richiesta di asilo dando per scontato il diniego e sperano di ottenere il semplice foglio di via che li obbliga (sempre in teoria) a lasciare l’Italia entro sette giorni. Chi invece prova a chiedere protezione internazionale, si assicura un’accoglienza temporanea ma poi (6 volte su 10) viene respinto dalle commissioni. Il che non vuol dire affatto che venga rimandato indietro.

Pur avendo accordi di rimpatrio con due dei tre Paesi in cima alla classifica delle nazionalità di chi sbarca, Tunisia ed Egitto, le riammissioni effettive sono una percentuale minima. Ancora qualche numero a confronto: nel 2022 a fronte di oltre 17.000 tunisini arrivati, ne sono stati rimandati a casa 1.694, ed è l’accordo che (con uno o due voli a settimana) funziona meglio. Di egiziani ne sono arrivati più di 19.000 e rimpatriati solo 226 mentre nessuno degli oltre 13.000 bangladesi rientra nelle possibili riammissioni visto che l’Italia non ha alcun accordo con il Bangladesh.

Il governo dunque pensa di andare a battere cassa in Europa cominciando a chiedere ai Paesi che hanno sottoscritto l’accordo di redistribuzione di giugno, garantendo aiuto nei rimpatri, di renderlo effettivo. Anche perché l’Italia non saprebbe neanche dove ospitarli i migranti da respingere: i 10 CPR (centri per il rimpatrio) aperti hanno solo 1.100 posti, per altro in condizioni quasi sempre indecorose, riervati per lo più a chi è espulso perché giudicato pericoloso o ha una condanna. Tutti gli altri vanno ad allungare le fila dell’esercito degli invisibili.