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di Stefano Montefiori


Corriere della Sera, 22 luglio 2019

 

Quattordici Paesi europei si sono trovati d'accordo ieri a Parigi nel creare un "meccanismo di solidarietà" che permetta di ridistribuire immediatamente i migranti appena sbarcati nei porti del Mediterraneo. Quattordici Paesi europei si sono trovati d'accordo ieri a Parigi nel creare un "meccanismo di solidarietà" che permetta di ridistribuire immediatamente i migranti appena sbarcati nei porti del Mediterraneo sulla base del diritto internazionale. In questo modo Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo, Finlandia, Lituania, Croazia e Irlanda hanno assicurato la loro "partecipazione attiva" alla gestione dei migranti, e altri sei Paesi hanno aderito all'intesa. Non l'Italia, che non ha partecipato alla riunione di Parigi e ha bocciato l'accordo. Anzi, la giornata di ieri segna la ripresa degli scontri verbali tra il presidente francese Emmanuel Macron e il vicepremier italiano Matteo Salvini, dopo mesi di tregua.

L'intesa di Parigi è pensata per rispondere proprio alla lamentela più volte avanzata dall'Italia negli ultimi anni, ovvero il fatto che è stata lasciata sola nel gestire gli sbarchi. Il senso dell'accordo sarebbe questo: i Paesi europei accolgono il principio che chi sbarca in Italia sbarca in Europa, e quindi accettano di prendersi carico dei migranti, che vengono redistribuiti in tempi brevi; l'Italia è chiamata a riaprire i suoi porti per accogliere le navi in difficoltà, in conformità con il diritto internazionale.

Questa specie di scambio non è stato accettato dall'Italia, che ha disertato l'incontro. Macron non ha nominato Salvini ma lo evocato chiaramente quando ha deplorato le assenze "ingiustificate" e ha aggiunto che "non si guadagna mai nulla a non partecipare". Il presidente francese ha poi ribadito che "quando una nave lascia le acque della Libia e si trova in acque internazionali con rifugiati a bordo deve trovare accoglienza nel porto più vicino. È una necessità giuridica e pratica. Non si possono far correre rischi a donne e uomini in situazioni di vulnerabilità". E i porti più vicini ai quali allude Macron sono quelli italiani.

Salvini ha definito la riunione di Parigi "un flop", "un errore di forma e di sostanza. Nella forma, perché convocata con poco preavviso e in modo assolutamente irrituale visto che siamo nel semestre di presidenza finlandese. Nella sostanza, perché ha ribadito che l'Italia dovrebbe continuare a essere il campo profughi dell'Europa". Salvini poi ha aggiunto una risposta diretta a Macron, nuova puntata della polemica che lo contrappone al leader francese dall'estate scorsa: "L'Italia ha rialzato la testa, non prende ordini e non fa la dama di compagnia: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma".

Non il più diplomatico degli inviti.

Fino a domenica Francia e Germania speravano in un risultato minimo che comprendesse l'Italia, ma poi è stato chiaro che Roma avrebbe assicurato solo una presenza tecnica, non politica. E Salvini aveva già espresso la sua contrarietà alla riapertura dei porti italiani in occasione del vertice dei ministri dell'Interno la settimana passata a Helsinki. Da una parte Francia e Germania, dall'altra Italia e Malta che secondo Salvini non vogliono "essere gli hotspot dell'Europa"