di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Salvataggio di Mediterranea in zona Sar libica. I dieci lanciati in acqua da un’imbarcazione veloce che poi si è allontanata. L’ong: “Vicenda che illumina sui rapporti tra mafie, trafficanti e sedicente Guardia costiera”. Ha effettuato il suo primo salvataggio la Mediterranea Ship, la nuova nave dell’omonima ong italiana in precedenza appartenuta alla tedesca Sea Eye. La nave si trovava circa a 30 miglia a nord di Tripoli, in zona Sar Libica, quando intorno alle tre di notte di ieri è stata affiancata da un assetto di tipologia militare che ha gettato in mare dieci persone per poi allontanarsi. “Come se fossero rifiuti” ha commentato l’ong.
Si tratta di un caso di “Run away boat” (Rab), ovvero imbarcazioni veloci che affiancano le navi della flotta civile per poi scaricare in acqua i migranti ed allontanarsi velocemente. Il gommone, ha raccontato l’equipaggio a bordo, era molto simile agli otto che lunedì mattina avevano accerchiato per circa tre ore la Mediterranea. Dopo quell’episodio la nave era stata nuovamente avvicinata dai libici, questa volta a bordo della motovedetta Zawiya 656, appartenuta in precedenza alla Guardia di finanza italiana e donata alla Libia nel 2017 nell’ambito del memorandum tra i due paesi. Ancora l’equipaggio ha raccontato che la Mediterranea è stata poi seguita in scia per 25 ore da un potente assetto cabinato, con a bordo un ufficiale della sedicente “Guardia costiera” libica. “Dopo due giorni di attenzionamento di tutta l’area tra miliziani e assetti “istituzionali”, di notte ci sono solo i trafficanti senza scrupoli né pietà. Che relazione esiste tra questi diversi livelli di “gestione” del mare e degli esseri umani? Il sistema Libia ha prodotto questa promiscuità tra criminalità organizzata in milizie e istituzioni riconosciute” ha denunciato Mediterranea.
Tra i dieci salvati ieri notte ci sono quattro persone curdo-iraniane, quattro siriani tutti provenienti da Homs e due egiziani. Tre di loro sono minori non accompagnati, gli altri poco più che maggiorenni, tutti maschi e tutti hanno trascorso un periodo di almeno due mesi in un campo di detenzione libico. “Sono in mare da sei anni, alle spalle decine di missioni, ma una cosa del genere non l’avevo mai vista. I nostri rhib erano già in acqua e il team di soccorso ha agito con prontezza evitando il disastro, c’era un metro e mezzo d’onda e vento molto forte” racconta al manifesto Beppe Caccia, capomissione a bordo della Mediterranea. “Questa vicenda illumina sul livello di integrazione tra mafie, trafficanti e sedicente “guardia costiera”. Siamo stati tallonati per giorni e poi arriva questo episodio. Tre giorni che la dicono lunga sulla situazione in Libia, c’è un’arroganza che fa capire come sia stata recepita da queste parti la vicenda Almasri” prosegue.
La Mediterranea con a bordo le dieci persone sta facendo ora rotta verso Lampedusa, dove dovrebbe arrivare intorno alle 9 di questa mattina. Alla nave è stato assegnato come porto di sbarco Genova. Opzione rifiutata, perché troppo lontana, dall’equipaggio che ha prodotto un rapporto medico sulle condizioni sanitarie dei soccorsi. “A queste dieci persone non possono essere imposte ulteriori sofferenze: devono essere sbarcate al più presto nel più vicino porto sicuro” ha detto l’ong.











