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di Teresa Cioffi

Corriere della Sera, 25 agosto 2026

L’ong: “Non collaboriamo con i criminali libici”. Piantedosi: “Hanno violato le norme”. La nave aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati in acque internazionali. Resta in porto, a Napoli, la Sea-Watch 5, con 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa. L’accusa è di non aver collaborato con le autorità libiche. La nave era approdata giovedì 13 agosto alle 3 del mattino dopo quattro giorni di navigazione: aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati (“persone provenienti dal Medio Oriente”) in acque internazionali, in SAR libica. “Abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi - fanno sapere dall’Organizzazione non governativa -. Ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal “loro territorio”. 

Poi l’attacco al Viminale: “Sono queste le “autorità competenti” a cui si riferisce il ministro Piantedosi? Le stesse a cui l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti”. Nella nota diffusa dalla Ong, il ministero dell’Interno viene accusato di continuare “a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west”. 

Intanto si prepara a reagire: “Pensiamo di essere in tutta la legittimità del caso, quindi prepariamo il ricorso - dicono dalla Ong -. Come è già successo per altre detenzioni precedenti. Sono state innumerevoli e nella maggior parte dei casi si sono sempre risolti a nostro favore”. “L’imbarcazione, battente bandiera tedesca, non ha rispettato ancora una volta gli obblighi di legge previsti per le operazioni in mare”, ha sottolineato su X il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. “Una grave violazione delle normative: le attività di ricerca e soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong”, ha aggiunto il titolare del Viminale.