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di Claudio Del Frate

 

Corriere della Sera, 25 giugno 2019

 

L'intervento dell'organismo di giustizia sollecitato dalla ong che ha soccorso i migranti da 12 giorni bloccati al largo di Lampedusa. La risposta dovrà arrivare nel pomeriggio. Altri 59 arrivati in Calabria.

La Corte di Strasburgo ha reso noto di aver ricevuto una richiesta di "misure provvisorie" da parte della Sea Watch 3 per chiedere all'Italia di consentire lo sbarco dei migranti. La Corte ha rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano. L'una e l'altro dovranno rispondere entro oggi pomeriggio. La Corte in base ai suoi regolamenti può chiedere all'Italia di adottare quelle che vengono definite "misure urgenti" e che "servono ad impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani". Giorgia Linardi, portavoce di Sea watch ha precisato che il ricorso è stato presentato da alcune delle persone costrette a bordo contro un trattamento ritenuto "disumano e degradante"

In attesa dai chiarimenti chiesti ad ambo le parti dalla Corte europea, la diocesi di Torino ha fatto sapere di essere pronta ad accogliere i 43 della Sea Watch "senza oneri per lo Stato"; lo ha fatto sapere l'arcivescovo del capoluogo piemontese Cesare Nosiglia durante le celebrazioni per la festa patronale di San Giovanni.

Da 12 giorni 43 migranti soccorsi dalla ong tedesca al largo della Libia sono fermi a 15 miglia da Lampedusa: è l'effetto dell'ennesimo braccio di ferro tra le organizzazioni umanitarie e il vicepremier Salvini che chiede invece un intervento del governo olandese. Il quale ha ribadito la sua linea di chiusura totale: "L'Unione europea vuole risolvere il problema Sea Watch? Facile. Nave olandese, Ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l'altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata. Punto". Ma la Ue non ha competenze dirette in materia di immigrazione, sono i singoli governi a doversi accordare. Questa volta l'approdo è stato negato dal Viminale sulla base del decreto sicurezza bis che dà facoltà di impedire l'accesso nelle acque territoriali italiani a imbarcazioni "indesiderate" o considerate dal ministero dell'interno fonte di pericolo. La Ong replica che prevalgono le leggi del mare (che obbligano sempre a prestare soccorso ai naufraghi) e i trattati internazionali che da un lato obbligano a sbarcare i richiedenti asilo al più presto nel porto sicuro più vicino.