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di Giuseppe Scarpa

 

Il Messaggero, 4 luglio 2019

 

È scontro totale tra Matteo Savini e la magistratura. Il caso Carola Rackete - la capitana della Sea Watch 3 - riaccende le polveri e innesca un botta e risposta tra il titolare del Viminale da una parte e l'Anm dall'altra.

Con il ministro degli Interni che parla di magistratura politicizzata e i giudici (Anm) che accusano la politica di creare un clima violento. Intanto, però, il vicepremier incassa la fiducia sui progetti di riforma della giustizia da parte del Guardasigilli Alfonso Bonafede: "Secondo Matteo Salvini bisogna rivedere i criteri di selezione dei magistrati? Sono perfettamente d'accordo ed è quello che dico da settimane. Chiaramente, e su questo non ci devono essere dubbi, gli avanzamenti di carriera dovranno essere fuori da dinamiche correntizie e quindi dovrà essere blindato un perimetro di meritocrazia".

Bonafede poi aggiunge: "Autonomia e indipendenza della magistratura sono valori sanciti dalla Costituzione. Non si dovrebbe arrivare ad attaccare il singolo magistrato parlando di togliersi o non togliersi la toga, di candidarsi in politica o no".

Il riferimento, chiaro, è rivolto alle polemiche sollevate da Salvini nei confronti del gip di Agrigento Alessandra Vella. Il giudice che, martedì, non ha applicato nessuna misura cautelare e non ha convalidato l'arresto di Rackete. La giovane tedesca rimane, comunque, sempre accusata di resistenza e violenza a nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale. Al comando della Sea Watch 3, sabato 29 giugno, Rackete aveva fatto sbarcare 42 migranti al porto di Lampedusa. Era rimasta 14 giorni di fronte alle coste dell'isola senza entrare nelle acque territoriali italiane. Nel suo ingresso in porto non aveva accolto all'alt intimato dalla finanza e aveva urtato la barca delle fiamme gialle durante l'attracco.

Un arresto immediato (domiciliari) sconfessato poi dalla gip. "Togliti la toga e candidati con la sinistra", ha sbottato ieri il ministro degli Interni, rivolto al giudice. L'Anm difende Vella e parla di "clima d'odio" alimentato dal ministro, mentre i togati del Csm chiedono l'apertura di una pratica a tutela per il giudice, coperta da una valanga di insulti sui social.

E Salvini è costretto ad incassare anche il no della procura di Agrigento al nulla osta per l'allontanamento dall'Italia della 31enne tedesca. Dovrà restare fino al 9 luglio, giorno in cui sarà interrogata dai pm che la indagano nell'altra inchiesta, quella per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Il ministro definisce "scandalosa e vergognosa" la decisione, che "mi ha provocato tanta rabbia. Nessuno mi toglie dalla testa che quella di Agrigento è una sentenza politica. Ma avremo la fortuna di imbatterci prima o poi in un giudice che applicherà le leggi e non le disattenderà perché in quel caso si toglie la toga e si candida con il Pd e viene in Parlamento. Fino a prova contraria i giudici devono applicare la legge".

L'Anm insorge. "Ancora una volta - osserva organismo rappresentativo che raggruppa i magistrati italiani - commenti sprezzanti verso una decisione giudiziaria, disancorati da qualsiasi riferimento ai suoi contenuti tecnico-giuridici, che rischiano di alimentare un clima di odio e di avversione, come dimostrato dai numerosi post contenenti insulti e minacce nei confronti del gip di Agrigento pubblicati nelle ultime ore".

Secca la replica del ministro. Salvini punta il dito sull'inchiesta giudiziaria che ha travolto, nelle scorse settimane, il Consiglio superiore della magistratura: "Con quello che stiamo leggendo sulle spartizioni di poltrone e procure a cura di qualche magistrato penso che siano gli ultimi che possano dare lezioni di morale a chiunque".

La replica, senza nominare mai il titolare del Viminale, arriva dal presidente Anm Luca Poniz. "Ho letto oggi una dichiarazione che trovo inaccettabile perché violenta e che respingo al mittente, che i magistrati per colpa di queste vicende (inchiesta di Perugia che ha travolto il Csm, ndr) hanno perso la loro credibilità. Questo va respinto con forza, perché noi siamo i magistrati italiani, siamo parte della storia migliore di questo paese".

E infine chiude Poniz: "Nessuno ci ha mai intimidito non le pallottole, non il tritolo, non le oscene manifestazioni della politica sulle scalinate di questo tribunale". Si fanno sentire anche i consiglieri togati del Csm che chiedono l'intervento del Consiglio "a tutela dell'indipendenza ed autonomia della giurisdizione".