di Mario Di Vito
Il Manifesto, 14 agosto 2026
Le incredibili spiegazioni del ministro davanti ai parlamentari: buchi nei documenti e dati sballati. Nessun arrivo da Ceuta. Nei panni della guardia di frontiera il ministro Matteo Piantedosi ci prova pure a fare il duro, ma dalla sua audizione di ieri davanti al Comitato Schengen, a palazzo San Macuto, emergono più buchi che certezze rispetto alle ultime alterne vicende. AL DI LÀ della propaganda e degli slogan, sempre gli stessi, sui rimpatri volontari (+700%, dice), sugli sbarchi (-55%, pare) e sui centri in Albania (“Saranno un modello”), l’uomo del Viminale non è stato in grado di dire con esattezza per quale motivo l’Italia abbia sospeso gli accordi Schengen per chi arriva dalla Spagna (“Comunque lo hanno fatto in tanti in passato”). Le ragioni di sicurezza pure evocate non trovano conferma nei fatti. A questo proposito, Piantedosi ha parlato di uno “scenario prognostico” secondo il quale “il Nord Africa” sarebbe un’area “a forte rischio di reclutamento jihadista”. Dunque bisogna prestare la massima attenzione ai migranti arrivati a Ceuta e ai loro spostamenti. Da quando si fanno i controlli, cioè dal primo agosto, sono state arrestate tre persone e respinte altre ventuno. Di queste sei erano di origini marocchine. Quante venivano da Ceuta? Il ministro non lo sa. Nel senso che proprio non è in grado di dirlo visto che non sono state fatte identificazioni.
Nella procedura di sospensione di Schengen, peraltro, c’è un errore macroscopico: secondo il Codice delle frontiere dell’Ue il trattato si può sospendere in via d’urgenza solo e soltanto attraverso una comunicazione formale da effettuare contestualmente al ripristino dei controlli. Solo che questa comunicazione l’Italia l’ha protocollata il 6 agosto. Sarebbe a dire 5 giorni dopo aver dato lo stop a Schengen. Piantedosi ha offerto ai parlamentari intervenuti al Comitato il documento in cui tutto questo si legge a chiare lettere e poi ha provato a spiegare la situazione dicendo che il 31 luglio si era riunito il Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere e aveva preso la decisione di chiudere agli ingressi dalla Spagna. Il che non dimostra niente perché, da regolamento, fanno fede solo gli atti formali e non quelli “interlocutori”. “Non è un dettaglio tecnico - spiega infatti la deputata del Pd Rachele Scarpa -, ma la certificazione che l’esecutivo ha prima agito e poi giustificato, violando le regole che l’Italia stessa si è impegnata a rispettare. Un atto grave che paghiamo in credibilità internazionale, nella compromissione dei rapporti con la Spagna, in disagi reali per cittadini e imprese”.
Si può anche notare, a questo punto, che la decisione di Madrid di sospendere a sua volta Schengen per gli arrivi dall’Italia (“Un atto di ritorsione” secondo il titolare del Viminale) è arrivata il giorno dopo il protocollo del famoso documento, il 7 agosto. Significa che la contromisura è stata assunta soltanto al momento delle formalità e non prima, quando le uscite dal governo erano sostanzialmente chiacchiere.
Il resto dell’audizione è quasi accademia. Piantedosi se l’è presa con la Spagna alludendo alla possibilità che non abbia detto il vero sui numeri: “i 72.000” entrati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, secondo lui hanno portato a una “oggettiva ingovernabilità” della crisi. “La narrazione del tutto sotto controllo”, ha insistito, era dunque “priva di fondamento”. E poi il sospetto della “regia organizzata” dietro a quell’episodio non può lasciar tranquilli, tanto più perché “le stesse autorità spagnole hanno segnalato la possibilità di un nuovo tentativo di ingresso di massa per il prossimo 15 agosto”, ovvero domani. Per questo motivo l’allerta resta alta e la sospensione di Schengen in vigore a tempo indeterminato.
Nei confronti della Germania il ministro è stato molto più leggero. Il caso dei dublinati (chi arriva in Italia ma poi passa la frontiera e va altrove) che Berlino vorrebbe rispedire indietro preoccupa solo fino a un certo punto. I migranti sbarcati dalle ong tedesche verranno conteggiati a scopo di “compensazione”. Detta così come l’ha detta Piantedosi non sembra si stia parlando di esseri umani. Fuori da palazzo San Macuto, intanto, la nave Humanity 1, battente bandiera tedesca, naviga con 73 persone recuperate tra Malta e Lampedusa a bordo. È diretta verso il porto assegnato dal Viminale quando è arrivata la richiesta di attracco: Ravenna. A sei giorni di navigazione di distanza.









