di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 maggio 2025
Ieri l’udienza sui dubbi di incostituzionalità. Attesa per il responso. Tra le questioni finite ieri davanti alla Corte costituzionale c’è anche quella se la zona di ricerca e soccorso libica violi gli obblighi internazionali a cui l’Italia è vincolata. Nella sala Gialla del palazzo della Consulta è approdato il decreto Piantedosi, con cui a gennaio 2023 il governo ha creato nuovi ostacoli al soccorso in mare delle navi ong. I quindici giudici delle leggi dovranno esaminarlo alla luce del rinvio avanzato dal tribunale di Brindisi in un procedimento che riguarda la nave Ocean Viking, dell’ong Sos Mediterranée.
Il 6 febbraio del 2024 in quattro diverse operazioni l’imbarcazione umanitaria aveva salvato 261 naufraghi. All’arrivo nel porto pugliese, però, era stata sottoposta a fermo amministrativo. La motivazione è che in uno dei salvataggi non avrebbe obbedito agli ordini della sedicente “guardia costiera libica”. La giudice Roberta Marra ha prima sospeso il fermo e poi, al termine delle udienze, deciso di sollevare alla Consulta tre questioni di legittimità costituzionale.
Partendo dall’ultima, la Corte dovrà valutare se la norma voluta dal governo italiano è in contrasto con le convenzioni internazionali che regolano il diritto del mare e il diritto d’asilo. Se un capitano obbedisse agli ordini delle forze libiche, infatti, i migranti sarebbero condotti in un paese che viola i loro diritti più basilari, a partire da quello alla vita. A Tripoli non c’è alcun “porto sicuro” ad attenderli, ma centri di tortura in cui subiscono sistematicamente violenze, stupri, detenzioni arbitrarie e omicidi. Lo hanno affermato in questi anni alcune sentenze della Cassazione, denunciato i report delle Nazioni unite e, nel procedimento in corso, lo sostengono i pareri inviati da due importanti organizzazioni: Human Rights Watch e European Center for Constitutional and Human Rights.
Il tribunale di Brindisi dubita poi che la norma rispetti i principi di determinatezza e legalità dal momento che impone un “rinvio in bianco” agli ordini di un’autorità straniera che si danno nella contingenza del caso singolo, senza il requisito di “prevedibilità proprio della legge, generale e astratta”. Caratteristiche che impediscono di verificare la loro conformità costituzionale. Basti pensare che durante l’udienza di ieri la difesa di Sos Mediterranée ha sventolato in aula l’indicazione dei libici che, disattesa, ha portato al fermo: “To leave, to leave” (andate via, ndr), una riga contenuta in una mail successivamente indirizzata alle autorità italiane, che l’ong ha visto solo durante il processo. L’altra questione di legittimità, quella più precisa da un punto di vista giuridico, contestava l’impossibilità del giudice di graduare la sanzione del blocco amministrativo in base alla condotta (sono tante e diverse quello che possono causarlo). Però superata perché nel frattempo il governo ha modificato la norma. Resta il fatto che il decreto Piantedosi va a toccare il quadro delle norme internazionali e intacca diritti di protetti dalle fonti sovraordinate. “Le nuove norme dimostrano la sfiducia dell’esecutivo nel diritto consuetudinario, pattizio e costituzionale. Segnalano la volontà latente di uscirne”, ha affermato il legale dell’ong Dario Belluccio. Dal canto suo l’avvocatura dello Stato ritiene che le tre questioni siano manifestamente infondate o inammissibili. Oggi la Corte potrebbe pubblicare il comunicato stampa, allegando o meno la sentenza, per rendere noto quanto stabilito. In caso contrario bisognerà attendere il testo della decisione, per cui non c’è una data prestabilita.











