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di Carlo Lania


Il Manifesto, 24 luglio 2020

 

"La nave trasportava un numero di persone superiore a quello riportato nel Certificato di Sicurezza Dotazione per Nave da carico". È una delle motivazioni con cui mercoledì sera la Guardia costiera ha deciso il fermo amministrativo della Ocean Viking, la nave della ong Sos Mediterranée. Le persone in più di cui si parla sono i 180 migranti tratti in salvo in quattro differenti salvataggi compiuti nell'area Sar (ricerca e salvataggio) di Italia e Malta.

Naufraghi, la cui vita senza l'intervento dell'equipaggio della Viking molto probabilmente sarebbe stata a rischio. La decisione della Guardia costiera segue quella analoga adottata il 9 luglio scorso nei confronti della Sea Watch 3, dell'omonima ong tedesca. Le due navi si trovano ora entrambe a Porto Empedocle, ormeggiate a poca distanza l'una dall'altra. Ma soprattutto nel Mediterraneo centrale non ci sono più le ong, nonostante le partenze dei barconi dalla Libia e dalla Tunisia siano in aumento, come dimostrano gli arrivi di questi giorni. Nicola Stalla è il coordinatore dei soccorsi di Sos Mediterranée. 41 anni, prima di arrivare nel 2016 alla ong è stato a lungo imbarcato su navi mercantili.

 

A quanto pare vi considerano come una nave passeggeri che ha preso a bordo troppi turisti...

Non siamo sorpresi, si tratta di un'interpretazione forzata delle Convenzioni marittime e dei regolamenti tecnici, un comportamento già visto in passato con altre navi delle ong. Stupisce che questa volta il provvedimento non colpisca piccole navi come l'Alan Kurdi o l'Aita Mari ma l'Ocean Viking, che per stazza, tipologia e caratteristiche tecniche è di fatto una delle imbarcazioni del Mediterraneo centrale attrezzata in maniera migliore per i soccorsi. Alla stregua di navi ammiraglie della Guardia costiera italiana come la Diciotti o la Dattilo.

 

Stando al vostro certificato di sicurezza quante persone potreste prendere a bordo?

Soltanto l'equipaggio e il personale tecnico, che per la Viking significa 41 persone. Ma sono le stesse convenzioni, come la Solas (la Convenzione per la sicurezza in mare, ndr) che specificano come le persone che si trovano a bordo in seguito all'obbligo del comandante di soccorrere chi si trova in difficoltà, non vanno conteggiate ai fini di verificare l'applicazione delle disposizioni tecniche.

 

In teoria chi potrebbe fare i soccorsi?

A questo punto nessuno. Ma c'è una cosa da sottolineare: in passato la Guardia costiera ha fatto sistematicamente ricorso alle navi mercantili e alle ong per intervenire in operazioni Sar, per imbarcare a volte centinaia di naufraghi senza che mai venissero mossi rilievi.

 

Quindi cosa è cambiato nel frattempo?

Ecco, questo è il punto. Convenzioni e regolamenti internazionali non sono cambiati, quello che è cambiato è l'indirizzo politico dell'Unione europea e dell'Italia sui soccorsi nel Mediterraneo centrale. Le nuove e forzate interpretazioni del quadro normativo tradiscono l'influenza di queste politiche sull'amministrazione marittima, che ci si aspetterebbe indipendente e neutrale e che invece dimostra ora di operare in continuità con quelle politiche.

 

Il risultato è che nessuna ong è presente nel Mediterraneo...

In questo momento nessuna. Ocean Viking, Sea Watch 3, Alan Kurdi e Aita Mari, quattro delle cinque navi che battono bandiera straniera, sono state bloccate. Allo stesso tempo anche gli aerei di monitoraggio vengono ostacolati. Senza la presenza di navi e aerei delle ong nessuno saprebbe nulla delle crisi in atto nel Mediterraneo centrale, nulla dei naufragi, del mancato soccorso da parte degli Stati, dell'abbandono in mare e dei respingimenti in Libia. Non dimentichiamoci il cadavere del migrante ancora abbandonato in acqua da settimane.