sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Alessandra Ziniti

La Repubblica, 8 giugno 2024

Inchiesta sullo stato della democrazia in Italia. Ferrara, davanti la questura Mamadou, 37 anni, senegalese, grida tutta la sua rabbia: “Non sono clandestino e non voglio diventarlo. Vivo qui da anni, ho anche comprato casa, pago il mutuo e bollette, ho un lavoro, ma adesso che non si può più convertire il permesso umanitario in permesso di soggiorno perderò tutto”. Potenza, Hamdi, 21 anni, tunisino, esce dal Cpr frastornato. Nel giro di poche ore è passato dalla scuola di cucina di Parma della Fondazione Barilla al Centro per i rimpatri, dalla felicità dell’inizio del lavoro tra pochi giorni per uno chef stellato a Rimini al terrore di essere rispedito in Tunisia. Il sogno spezzato da un cappotto mai rubato: il governo vuole rimpatriare Hamdi che ha già un lavoro in un ristorante a due stelle Michelin. E tutto per un giaccone che aveva tentato di rubare tre anni fa quando, a 18 anni, era stato messo in strada dalla comunità per minori che lo accoglieva. Ieri il giudice ha accolto il ricorso dei legali dell’associazione Baobab e Hamsi è tornato libero.

Marina di Carrara, dalla Humanity 1 sbarcano due neonati con gravi problemi respiratori. Neanche la loro presenza tra i 70 migranti soccorsi cinque giorni prima ha convinto il Viminale ad assegnare alla Ong il porto sicuro più vicino. A Lampedusa sbarca solo una bimba di sei mesi in una bara bianca: morta per malnutrizione, la mamma diciannovenne partita dalla Tunisia è talmente devastata da non poterla più allattare. Perché adesso, non solo più dalla Libia, ma anche dalla Tunisia che l’Italia paga per tenere lontani i migranti, violenze e maltrattamenti sono la norma.

Sono solo tre delle tante istantanee che fotografano l’aggressione dei diritti umani, per terra e per mare, sistematicamente perseguita dal governo Meloni con la sua ossessione della minaccia della sostituzione etnica e dell’invasione che non c’è. Diritti umani, diritto d’asilo, diritto alla vita e al soccorso, diritto agli aiuti umanitari. Costituzione italiana ignorata, convenzioni internazionali calpestate con prassi illegittime e provvedimenti legislativi e amministrativi che continuano ad essere annullati dai tribunali, inapplicati dai giudici, oggetto di sentenze di condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Unico obiettivo tenere lontani i migranti, cacciare quelli che sono arrivati, rendere la vita impossibile anche a chi si è integrato, o a chi, come Michel Ivo, italiano, nato e cresciuto in Guinea, è stato costretto a salire su un barcone di migranti per arrivare nel suo Paese. Effetto deterrenza lo definisce Giorgia Meloni, pronta a buttare un miliardo di euro nel protocollo Albania, il fiore all’occhiello di quella politica di esternalizzazione del controllo delle frontiere di cui l’Italia si considera fiera apripista.

Altro che ius soli o ius scholae, persino per il riconoscimento della cittadinanza agli italiani di seconda generazione ormai ci vogliono in media 15 anni. Giorgia Meloni, dopo l’approvazione del Migration Pact, ne fa un punto d’onore: “Adesso l’Europa ci segue”. La prima bocciatura arriva dalla Cei: “È il fallimento della solidarietà, confidiamo nella Costituzione come presidio sicuro per tutelare i richiedenti asilo”, dice Monsignor Giancarlo Perego.

La vergogna di Cutro - All’emozione per le oltre 100 vite perse nel naufragio del caicco che nessuno ha voluto soccorrere, il governo ha risposto con il più cinico dei decreti: stringendo le maglie del diritto d’asilo, abolendo la protezione umanitaria, demolendo il sistema di accoglienza diffuso tagliando qualsiasi percorso di istruzione, formazione, per i richiedenti asilo, per interrompere i percorsi di chi in Italia sta già da anni, integrato e con un lavoro. “A Cutro l’Italia ha mostrato di avere un rapporto con i diritti umani simile a quello che hanno la Russia e l’Ungheria. Pezzi dello Stato sono indagati per aver causato la morte di oltre cento fra bambine e bambini, donne e uomini. Parliamo di diritto alla vita”, dice l’avvocato Francesco Verri, difensore di alcune delle famiglie delle vittime del naufragio.

Il “lavoro sporco” in Tunisia - Un fuoristrada Nissan Navarra bianco, di quelli forniti dall’Italia alla Tunisia, scorta un bus carico di migranti. È la quotidiana caccia al nero. Rastrellati a Sfax, scaricati senza cibo e acqua al confine con il deserto algerino o consegnati ai trafficanti libici. Il lavoro sporco lo fanno i tunisini, ma il mandante è l’Italia con il suo patto con Kais Saied. Giorgia Meloni la chiama “gestione dei flussi migratori”, di fatto sono respingimenti di massa, in assoluta violazione dei diritti umani, documentati dal consorzio Lighthouse report.

Altra istantanea: in una cella del carcere di Castrovillari, in Calabria, c’è una giovane donna iraniana. Si chiama Maysoon Majidi, 28 anni, regista e attivista curdo-iraniana in fuga dal regime. È arrivata in Italia il 31 dicembre su un barcone, l’hanno arrestata contestandole di essere una scafista ma i due migranti che l’hanno accusata sono irreperibili e la giovane attivista resta in cella, in sciopero della fame, e rischia una condanna a 16 anni. Ma se questo è il prezzo per tenere lontano gli odiati migranti dall’Italia il governo Meloni lo paga con assoluta disinvoltura.

La guerra alle Ong - Quello che succede in mare poco importa. Se affondano centinaia di barchini con il loro carico di vite basta dare la colpa ai trafficanti e ignorare gli appelli (anche delle agenzie dell’Onu) che invocano un dispositivo di soccorso nel Mediterraneo. Ma se c’è una cosa che il governo è riuscito a fare è stato svuotare il Mediterraneo, costringendo le odiate navi delle Ong a una lunga spola verso i lontanissimi porti del centro e nord Italia. Matteo Villa, ricercatore Ispi, ha calcolato l’effetto concreto del decreto Cutro sulla flotta umanitaria: “Le Ong vengono mandate in media a 420 miglia nautiche da Lampedusa, quando la distanza media nel 2014-2017 erano 70 miglia nautiche. E ora ogni Ong ha in media a bordo solo 70 persone, contro le 190 durante il governo Draghi”. Insomma, deterrenza su tutta la linea, che costringe ogni nave a fare 6 giorni di navigazione in più, sprecando tempo e carburante.

“Il decreto Piantedosi e la strategia di criminalizzazione delle Ong hanno demolito il sistema del soccorso in mare. A questo si unisce il sostegno alla guardia costiera libica per le intercettazioni. Chi ne paga le conseguenze sono i migranti e un mare che è diventato un deserto. C’è una questione enorme di diritti umani - spiega Marco Bertotto, di Msf - . Nel 2012 l’Italia fu condannata dalla Corte europea per i respingimenti diretti, oggi siamo ad una versione più raffinata. E ora con l’accordo con l’Albania si arriva a mettere in discussione il diritto di accesso ad un paese per chiedere asilo, siamo appena un passo prima del modello australiano di deportazione. I diritti umani sono usciti ormai dall’agenda politica italiana”.

Boomerang del decreto flussi - I settori produttivi ma anche le famiglie li chiedono disperatamente. E i numeri dei decreti flussi parlano da soli: quest’anno per i 150.000 posti disponibili sono state presentate più di 700.000 richieste di ingresso per lavoratori stranieri. Per altro manipolate dalle organizzazioni criminali, come ha appena scoperto Giorgia Meloni, preoccupata che il decreto flussi si trasformi in un boomerang.

Ma il governo stringe le maglie degli ingressi. Via la protezione umanitaria, via la speciale, un trend che Matteo Villa definisce “Duri a parole”: “Nel primo trimestre del 2024 si vede un primo calo dei livelli di protezione internazionale. Avendo organizzato la più grande regolarizzazione mascherata degli ultimi decenni, con i decreti flussi 2023-2025, hai norme dure raccontate molto, ma dall’effetto pratico non enorme; e poi norme paradossalmente più aperte e accoglienti, ma non raccontate perché non puoi rinunciare alla narrazione principale della sostituzione etnica”.

La strategia per negare l’asilo - E poi ci sono le procedure accelerate di frontiera per chi arriva da Paesi sicuri con lista allungata a luoghi come l’Egitto dove la violazione dei diritti umani è la norma. E poco importa che tante sentenze della corte europea e di giudici italiani abbiano stigmatizzato questa erosione di un diritto sancito dalla Costituzione e dalla legislazione internazionale. Dice l’avvocata Nazzarena Zorzella dell’Asgi: “C’è un grande tema di diritto alla difesa per queste persone a cui non vengono date informazioni legali e che spesso non sono in grado di rappresentare la propria condizione alla commissione territoriale per l’asilo. Il grande contenzioso riguarda anche la conversione in permesso di lavoro di permessi di protezione umanitaria. La si nega anche a chi è in Italia, già integrato con un lavoro, una casa, relazioni sociali. Sono restrizioni molto gravi che aumentano l’irregolarità di chi vive sul territorio e ora sarà costretto a lavorare in nero”.

Per migliaia di migranti già in Italia nel futuro c’è solo il ritorno alla clandestinità. “Si tratta di scelte gravi che cancellano gran parte della civiltà giuridica italiana ed europea. In questi quasi due anni di governo, si sono concentrati soprattutto sul criminalizzare e limitare, fino a provare a cancellarlo, il diritto d’asilo - dice Filippo Miraglia di Arci -. Siamo arrivati al paradosso che il giorno prima dichiarano di aver ridotto gli arrivi di più del 60% e il giorno dopo rinnovano lo stato di emergenza sbarchi: senza alcun imbarazzo”.