sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Gaia Terzulli


Corriere della Sera, 14 dicembre 2020

 

Le testimonianze di un gruppo di giovani immigrati che hanno frequentato con successo le scuole superiori della provincia di Brescia raccolte in un volume dell'Università Cattolica.

Matar ha 19 anni ed è un ragazzo "super". Non ha doti eccezionali rispetto alla media dei suoi coetanei, ma una capacità sviluppata precocemente che l'ha reso capace di "superare" tanti suoi compagni. La volontà. Matar è uscito con 100 dalla maturità lo scorso 25 giugno, l'unico della sua classe. Dopo nemmeno tre settimane l'azienda da cui stava concludendo uno stage curricolare l'ha chiamato per assumerlo. Lui non ci ha pensato due volte, ha accettato l'offerta e iniziato a lavorare in piena estate. Mentre in tutta Italia centinaia di migliaia di donne e uomini rimanevano disoccupati per via della pandemia, uno studente appena diplomato riceveva il suo primo stipendio. Fortuna, si dirà. Ma non solo. La storia di Matar comincia con un padre arrivato in Italia dal Senegal 31 anni fa e racconta le difficoltà, i sacrifici e la tenacia di chi ogni giorno deve dimostrare di non essere da meno degli altri.

Il melting pot di Brescia - È il percorso di successo di un ragazzo con background migratorio, uno dei 17,7 stranieri ogni 100 alunni che studiano a Brescia e in provincia (dati MIUR 2019). Un territorio che deve parte del proprio assetto socio-economico alla massiccia presenza di cittadini stranieri. Secondo l'Istat, nel 2019 erano 157.463 nel solo comune capoluogo. Dopo Roma, Milano e Torino, Brescia è dunque la quarta città in Italia per numero di immigrati. Dato a partire dal quale si è sviluppata l'indagine di Mariagrazia Santagati, ricercatrice e docente di Sociologia dell'educazione all'Università Cattolica di Milano, autrice, nel 2018, di Autobiografie di una generazione Su.Per. il successo degli studenti di origine immigrata (ediz. Vita e Pensiero). Frutto di un progetto promosso dal Cirmib (Centro di Iniziative e Ricerche sulle Migrazioni) della Cattolica, il volume raccoglie 65 biografie di studenti scelti dalle scuole secondarie di secondo grado di Brescia e provincia: parabole di crescita umana e intellettuale in cui buone prestazioni scolastiche derivano da esperienze d'integrazione soddisfacenti. Lo confermano oggi, a due anni dalla pubblicazione delle Autobiografie, i protagonisti del progetto. Appena usciti dal liceo come Matar, pronti ad affacciarsi all'università, o già da tempo inseriti nel mondo del lavoro.

Ragazzi super resilienti - Sabina Cenaj, 22 anni, a 12 ha lasciato l'Albania perché "non mi avrebbe mai dato il futuro che volevo", ammette. Oggi quel futuro ce l'ha in mano. Studia Psicologia, il suo sogno fin da bambina, e non vede l'ora di "aiutare gli altri, di ascoltarli e capirli" come i suoi amici e professori del liceo hanno fatto con lei. "Non sarei mai arrivata dove sono se fin dalle medie non avessi avuto compagni capaci di integrarmi così bene", riconosce. "Quello che ho vissuto mi darà la forza per avvicinarmi ancora di più a chi avrò di fronte".

Quella di Sabina è la traiettoria di una ragazza arrivata in Italia a scolarizzazione già avvenuta, con un doppio carico di attese e l'incognita del successo amplificata. "Chi arriva tardi in Italia ha molte meno probabilità di avere una buona esperienza scolastica", spiega Mariagrazia Santagati. I fallimenti sono avvertiti come inevitabili e al contempo indispensabili per sviluppare resilienza e tenacia, alcune delle cosiddette character qualities indagate dai sociologi: "Non sono genetiche, ma vengono apprese e chi le sviluppa resiste molto meglio a prove complesse", continua la ricercatrice, che segnano il passaggio all'età adulta.

Il sogno di Matar - Iqra e Acil hanno entrambi 21 anni. Lei è arrivata in Italia dal Pakistan a cinque anni, lui a 15 dall'Algeria. Non hanno avuto percorsi scolastici sempre gratificanti, ma come Sabina e Matar hanno resistito, creduto in loro stessi e raggiunto ciò che volevano. Acil studia Infermieristica, Iqra lavora già da tempo e sorride, oggi, ricordando i suoi primi colloqui: "Al telefono parlavo talmente bene l'italiano che chi mi ascoltava credeva fossi nata qui. Non appena dovevo dire il mio cognome o farmi vedere, alcuni mettevano le distanze. Poi vedevano quanto mi impegnavo per farcela e si ricredevano".

La sicurezza con cui parla è una conquista a cui hanno contribuito i maestri incontrati lungo il cammino. "Quello che sono oggi lo devo soprattutto ai professori che sono sempre stati accanto a me e hanno creduto nel mio potenziale", dice Iqra, grata. Le fa eco Matar, consapevole di aver avuto negli adulti modelli di riferimento preziosi. A cominciare dal padre, "che non mi ha fatto mai mancare niente", racconta. "Ha sempre e solo lavorato per mantenerci. Ha fatto il buttafuori, l'operaio in fabbrica, il muratore, voleva che avessi sempre libri nuovi per studiare. E mi sembrava il minimo ripagarlo di tutti i suoi sacrifici".

Non con il 100 alla maturità, né con un contratto di lavoro in piena pandemia. Un ragazzo "super" non si accontenta mai. "Il mio sogno è far smettere di lavorare i miei genitori e farli tornare insieme in Senegal. È quello che vogliono loro e quindi è il mio desiderio più grande".