di Michele Gravino
La Repubblica, 28 maggio 2021
"Quel povero diavolo è stato bastonato da tre malandrini: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione" (Adriano Sofri, su Il Foglio del 25 maggio 2021). Musa Balde è stato rinchiuso nel Cpr - Centro di permanenza per il rimpatrio - di Torino per quindici giorni, e ne è uscito cadavere: si è impiccato con le lenzuola nel bagno della sua stanza.
Era ricoverato nel cosiddetto "ospedaletto": come fa notare Rosita Rijtano su lavialibera, rivista dell'associazione Libera, "si tratta di un casermone dove l'unico spazio esterno concesso per prendere un po' d'aria è un piccolo cortile al di fuori di ogni stanza, coperto da un'inferriata: una gabbia".
Balde, 23 anni, guineano, in Italia da almeno cinque anni senza permesso di soggiorno, era stato portato a Torino dopo che, a Imperia, tre italiani l'avevano pestato a sangue con spranghe pugni e calci (loro sostengono che avesse cercato di rubare un telefono, lui diceva che stava solo chiedendo l'elemosina). Il video del pestaggio si trova facilmente in rete, di linkarlo non me la sento. I tre sono stati denunciati a piede libero senza l'aggravante dell'odio razziale; per Balde era stata avviata la procedura di rimpatrio. In un amarissimo pezzo sulla sua pagina Facebook, Adriano Sofri ha notato le analogie con la storia di Pinocchio: "Quel povero diavolo è stato bastonato da tre malandrini: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione".
Il racconto di Musa: "Voglio studiare, trovare un buon lavoro e vivere bene" - Di Musa Balde resta un video del 2017, girato in una delle strutture di accoglienza che si erano occupate di lui: con il sottofondo di una musichetta allegra che oggi suona particolarmente sinistra, raccontava di essere scappato per la difficile situazione nel suo Paese, e diceva di voler studiare (in effetti in questi anni aveva preso la terza media), di voler trovare un lavoro, di fare il tifo per la Roma.
È la sesta persona a morire in un Cpr da giugno 2019 a oggi. Sempre nell'articolo di Rijtano, trovate le informazioni disponibili su cosa sono e come funzionano questi centri, e le ragioni di chi chiede di abolirli. Eventualità che resta molto improbabile, così come nessuna forza politica propone di abolire il reato di clandestinità Con diverse denominazioni e diversi quadri normativi, e sotto tutti i governi, i Cpr esistono dal 1998. Tre anni prima di Guantánamo.











