di Mirella Molinaro
La Verità, 14 agosto 2026
Il Tribunale di Potenza ha convalidato gli arresti di tre ospiti del Cpr (il Centro di permanenza per i rimpatri) di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. I tre erano stati fermati dopo i disordini scoppiati lunedì nella struttura in seguito alla morte di un cittadino tunisino di 30 anni, Lasued Dhoui, che era trattenuto da pochi giorni nel Cpr potentino. Nei confronti dei tre è stata disposta la misura cautelare del divieto di dimora in Basilicata. Lo ha reso noto la Procura della Repubblica di Potenza, in una nota a firma del procuratore capo Camillo Falvo.
I tre, due di 25 anni e uno di 34, uno di nazionalità algerina e due marocchini, sono accusati di aver preso parte alla protesta durante la quale sono rimasti feriti tre agenti del reparto mobile. I fermati devono rispondere dei reati di “promozione e partecipazione a rivolte all’interno dei centri per il rimpatrio mediante atti di violenza, minaccia o resistenza”.
Sono state, inoltre, contestate ipotesi di reato per le lesioni riportate dagli agenti e per i danneggiamenti. Secondo quanto riferito dalla Procura, durante i disordini sono stati danneggiati moduli abitativi, arredi e suppellettili e sono stati lanciati oggetti contundenti contro le forze di polizia. Tre agenti hanno riportato traumi contusivi: uno con prognosi di sei giorni e gli altri due di dieci. La protesta è scoppiata dopo la morte del trentenne tunisino sulla quale la Procura sta svolgendo accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti.
Secondo quanto è stato ricostruito dagli inquirenti, il giovane, che era trattenuto nel Cpr dal 6 agosto scorso, ha compiuto un gesto autolesivo dopo aver appreso della convalida del trattenimento. Il giovane ha raggiunto la recinzione del campo di calcetto e ha cercato di togliersi la vita impiccandosi con l’utilizzo di un indumento. Gli agenti di polizia hanno tentato ripetutamente di instaurare un dialogo con il trentenne per indurlo a desistere, ma il giovane è poi caduto al suolo. I sanitari presenti e gli operatori del 118, intervenuti anche con l’elisoccorso, ne hanno constatato il decesso. La salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria per eseguire l’autopsia. Solo gli esiti dell’esame potranno confermare se si sia trattato di un gesto volontario.
Quanto accaduto nel Cpr potentino ha acceso, nuovamente, i riflettori sull’emergenza carceri da un lato e sulla “aggressività” di alcuni detenuti dall’altra. Nell’immediatezza dei fatti, era intervenuta anche Carmen D’Anzi, garante dei diritti delle persone private della libertà personale della provincia di Potenza, la quale, per motivi di sicurezza, non ha potuto accedere nella struttura dove, dopo la morte del giovane, ci sono stati disordini. Ma ha evidenziato la sua preoccupazione in una nota: “Rispettando il riserbo delle fasi di indagini e nutrendo piena e incondizionata fiducia nella magistratura torno a chiedere con ancora più determinazione la chiusura di tutti i Cpr e l’abolizione della detenzione amministrativa.
I Cpr sono strutture di detenzione amministrativa dove vengono trattenuti i cittadini non comunitari che non hanno commesso alcun reato e sono privi di regolare documento di soggiorno o già colpiti da un provvedimento di espulsione”. E ha concluso: “Dopo lo sgomento e la commozione, non spegniamo i riflettori. Continuerò a vigilare con tutti gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione per dimostrare il fallimento di un sistema che causa sofferenze, è inefficiente e costoso: quando tutti i Cpr saranno chiusi sarà già troppo tardi per l’inutile sofferenza che hanno provocato”.









