di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 14 ottobre 2026
Dopo i paletti posti dagli azzurri, il testo della Lega è stato smussato. Precludono l’accesso i reati più gravi e non in caso di pena sospesa. Fn pronto a votare No. Un passo avanti e due indietro. La maggioranza, su spinta della Lega, si prepara a portare al voto il disegno di legge che chiede di restringere l’accesso alla cittadinanza per gli stranieri che hanno commesso reati. Ma al termine dell’esame, e di una complessa mediazione nel centrodestra, il provvedimento è uscito ridimensionato rispetto all’originale.
Il testo originale prevede che l’accesso al passaporto venga precluso a chiunque venga condannato per un reato contro la persona o il patrimonio, nonché per tutti gli illeciti connessi allo spaccio. Una lista lunga, comprensiva anche di reati minori puniti con periodi di reclusione anche brevi. Su cui da subito Forza Italia ha provato a fissare dei paletti: con un emendamento aveva chiesto che fossero ricomprese solo le pene con un massimo superiore ai tre anni. Così è iniziata la ricerca di un accordo dentro la maggioranza, mediata dal ministero della Giustizia che era chiamato a esprimere i pareri. E che ieri, dopo numerosi rinvii, ha portato a una riformulazione generale del testo che ha smussato le intemerate leghiste.
È stato espunto il riferimento generale al codice penale, con dentro qualsiasi reato contro persona e patrimonio. Sono rimasti i reati più gravi, dalle violenze sessuali agli attentati contro lo Stato, l’omicidio o la tratta di essere umani. E sono rimasti i reati di spaccio anche in associazione, da cui l’esultanza della Lega che ha invocato la “norma anti-maranza”: “La cittadinanza italiana è una cosa seria, non un regalo né un diritto automatico per chi delinque e disprezza le nostre regole. Avanti così, tolleranza zero” ha esultato il vicepremier Matteo Salvini. Ma la definizione dei reati non è la sola modifica rimasta dalla mediazione del centrodestra. Nella riformulazione di via Arenula rientrano anche i paletti azzurri sulle pene minime di tre anni per applicare le misure, e viene introdotta un’ulteriore specifica: la preclusione della cittadinanza non è prevista quando la pena è sospesa, una condizionale prevista per le pene inferiori a due anni. Una misura frequente nei casi di piccolo spaccio, che ridimensiona la grancassa mediatica leghista. È stata accolta anche una richiesta venuta tanto dagli azzurri quanto dalle opposizioni: che dal test di italiano per ottenere la cittadinanza venissero esclusi i ragazzi che hanno frequentato le scuole in Italia. Un’ovvietà, comunque non prevista dalla proposta originale.
Oggi la commissione dovrebbe terminare l’esame del provvedimento, per portarlo in aula dalla prossima settimana. Ieri sera problemi interni alla maggioranza non hanno permesso di terminare l’esame. Tra gli emendamenti accantonati ancora da votare ce n’era anche uno di Igor Iezzi della Lega: si chiede di vietare la cittadinanza a chi in pubblico si copre il volto, ad esempio con burqa o niqab. Il proseguimento della crociata già vista con l’ultimo decreto scuola.
Utile alla propaganda, il testo aveva la sola funzione di arginare la crescita nei sondaggi di Futuro Nazionale. Non a caso giaceva immobile a Montecitorio dal 2024, quando venne presentato dalla Lega e firmato anche da cinque deputati poi passati con Vannacci. Il Carroccio lo aveva scongelato in estate, chiedendo che vi fosse apposta la procedura d’urgenza, per mostrare i muscoli con l’ex generale e cercare di recuperare i voti. Plastica rappresentazione del cortocircuito che provoca la retorica securitaria, alla fine otterrà l’effetto contrario: se venissero approvati gli aggiustamenti avvenuti in commissione, i vannacciani già si preparano a votare No e dare battaglia da destra perché il provvedimento sarebbe troppo timido. Il copione è già scritto.









