di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 14 novembre 2025
Giorgia Meloni non intende mollare sui centri migranti in Albania e lo ha ribadito di fronte all’esecutivo di Tirana, ieri a Roma per il vertice intergovernativo. Accanto al premier Edi Rama, la presidente del Consiglio ha rivendicato una scelta che considera strategica e ha denunciato apertamente chi, in questi mesi, avrebbe tentato di frenarla. “Tanti hanno lavorato per bloccarlo”, ha affermato, lasciando intendere una resistenza interna che non ha mai smesso di ostacolare il progetto. Ma il governo, ha assicurato, è determinato ad andare avanti comunque. Per Meloni, l’intesa con Tirana non è soltanto un accordo bilaterale: rappresenta un “modello innovativo” che può cambiare la gestione dei flussi a livello europeo. Lo ha ripetuto più volte, sottolineando come numerosi Stati Ue stiano già osservando con interesse l’esperimento italiano e, in alcuni casi, tentando di entrare nella stessa iniziativa.
“Il primo ministro Rama è testimone”, ha insistito la premier, convinta che il protocollo possa diventare un precedente destinato a fare scuola. Il nodo, però, resta il ritardo accumulato. I centri in Albania non hanno mai avviato le attività per come immaginato, e Meloni individua con precisione i responsabili: chi ha bloccato i trasferimenti giudicando Bangladesh e Tunisia come Paesi non sicuri, una decisione che la premier considera del tutto incoerente rispetto alla lista europea dei Paesi sicuri. “Per quale motivo è stato fatto? - domanda - È legittimo sospettare motivazioni di altro tipo”.
Il riferimento è chiaro: ci sono stati, secondo Meloni, ostacoli posti da chi non ha mai creduto davvero nel protocollo. Ora, però, la presidente del Consiglio guarda avanti. Con l’entrata in vigore del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, prevista tra due anni, i centri funzioneranno “esattamente come avrebbero dovuto dall’inizio”. Il ritardo è già scritto, avverte, ma la responsabilità non è del governo: “Arriveremo due anni dopo, e ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità”. L’obiettivo politico è rilanciare l’immagine del protocollo come soluzione futuribile, in linea con la nuova architettura europea sulla gestione dei flussi. In una fase in cui l’immigrazione torna a dividere la politica italiana, Meloni trasforma il vertice con Rama in un banco di prova della propria narrativa: un progetto avversato in patria ma corteggiato all’estero, ostacolato negli uffici ma promosso come avanguardia europea. E ribadisce ancora una volta che, nonostante resistenze e freni, il governo non intende arretrare di un millimetro.











