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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 31 dicembre 2024

I giudici rinviano la sentenza. Ma il governo parte alla carica: “Ci ha dato ragione”. L’opposizione: “Non capiscono le ordinanze”. Prima di decidere sui trattenimenti in Albania la Cassazione vuole sapere cosa stabilirà la Corte di giustizia Ue sulla classificazione dei paesi come sicuri. Lo ha reso noto ieri con una “ordinanza interlocutoria” relativa ai ricorsi del Viminale contro le decisioni del tribunale civile capitolino che a metà ottobre aveva liberato i primi richiedenti asilo trasferiti oltre Adriatico. Alla Corte di Lussemburgo l’udienza sarà il 25 febbraio, la sentenza è attesa in primavera.

Gli avvocati dei migranti chiedevano di rigettare il ricorso. L’Avvocatura dello Stato, per conto del ministero, avrebbe voluto che gli ermellini decidessero a prescindere dalle cause pendenti a Lussemburgo. La Cassazione non ha dato ragione né all’uno né all’altro, sospendendo il giudizio come ipotizzato dalla procura generale (anche se con una differenza tecnica). L’ordinanza è “interlocutoria” perché non ha valore decisorio e non stabilisce un principio di diritto. Ha invece lo scopo di contribuire al dialogo tra le Corti esprimendo la posizione del collegio della prima sezione civile, presieduto dal giudice Alberto Giusti, che ha analizzato il caso.

I punti sono tre. Il primo è un dissenso con il tribunale di Roma sull’interpretazione della sentenza “paesi sicuri” con cui il 4 ottobre la Corte Ue ha stabilito che non vanno considerati tali quelli in cui esistono eccezioni territoriali. Secondo le toghe capitoline le argomentazioni della decisione si possono estendere alle eccezioni per categorie di persone, portando a non ritenere sicuri Egitto e Bangladesh (ragionamento analogo è stato fatto a Catania per la Tunisia). La Cassazione, al contrario, propone un’interpretazione restrittiva della sentenza: “non pare abbia dettato un principio di incompatibilità della nozione di paese sicuro con la presenza di eccezioni personali”. È una proposta: deciderà la Corte Ue.

Il secondo punto è che se il richiedente asilo originario di un paese considerato sicuro dal governo italiano invoca “gravi motivi” per cui tale definizione non vale nel suo caso la procedura accelerata di frontiera va scartata. Bisogna esaminare la domanda di asilo con l’iter ordinario, che esclude il trattenimento. Questo aspetto è pacifico per il dato letterale della norma, ma controverso per l’applicazione concreta in Albania. Qui migranti reclusi incontrano l’avvocato direttamente in udienza, compaiono davanti al giudice entro 48 ore dallo sbarco dopo un viaggio lungo e pericoloso. Molti giuristi si chiedono come possano, in quelle condizioni, conoscere i “gravi motivi” da invocare. Ora che la lista è una legge potrebbero porsi questioni di legittimità costituzionale sull’effettività del diritto di difesa garantito dalla Carta. Il terzo punto è forse quello più importante. La Cassazione ribadisce il potere del giudice di sindacare la legittimità dell’inserimento di un certo paese nella lista di quelli sicuri. Può farlo valutando, attraverso le informazioni delle fonti qualificate, l’evoluzione della situazione concreta e l’estensione delle eccezioni per categorie di persone. Se queste sono “costanti, endemiche o generalizzate”, infatti, rischia di saltare il principio generale indicato dalla direttiva Ue, pregiudicando “il valore fondamentale della dignità”.

Per avere un’idea di quali Stati l’esecutivo definisca sicuri bisogna tornare alle schede-paese che contengono le informazioni dettagliate e facevano da base al vecchio decreto interministeriale. In quella sull’Egitto, ad esempio, prima delle eccezioni si trovano molti passaggi di questo tenore: “La costituzione egiziana proibisce l’arresto e la detenzione arbitraria e garantisce a ciascun individuo la protezione di tale diritto tramite un giusto processo. Allo stesso tempo, in base a numerose segnalazioni di organizzazioni locali e internazionali, in Egitto si sono verificati anche recentemente numerosi casi di detenzioni arbitrarie e arresti senza mandato da parte delle forze di polizia egiziane”. Un principio generale e subito dopo la sua contraddizione fattuale.

Sul fronte politico, comunque, la maggioranza è partita all’attacco con la tesi che “la Cassazione dà ragione al governo”. Ieri le agenzie battevano, solo per FdI, dichiarazioni fotocopia di: Malan, Montaruli, Mennunni, Kelany, Delmastro, Bignami, Antoniozzi, Balboni, Biancofiore. Più tardi sono arrivati i rinforzi con Gasparri per Fi, Molteni e Iezzi per la Lega. Secondo il dem Nicita, però, “la destra non comprende le ordinanze” mentre per Magi (+Europa) “la Cassazione ha ribadito il primato del diritto Ue”. Al di là delle dichiarazioni, bisognerà vedere le prossime mosse dell’esecutivo: attendere la Corte Ue o ritentare nuovi trasferimenti da metà gennaio? Il tenore delle dichiarazioni allude alla seconda ipotesi: se qualche trattenimento fosse convalidato sarebbe una vittoria per Meloni, in caso contrario si può sempre tornare all’attacco dei magistrati.