di Valentina Errante
Il Messaggero, 7 settembre 2019
Non accadrà il tempi stretti. Le modifiche al decreto sicurezza bis, sollecitate lo scorso agosto dal presidente Sergio Mattarella con una lettera ai presidenti delle camere, non arriveranno immediatamente. Una scelta politica.
L'obiettivo è chiaro: evitare altri strappi, percorrere la via della "sommersione" su un tema come l'immigrazione, che per quattordici mesi di fila ha tenuto banco ed è stato il perno della politica di Matteo Salvini, e cambiare rotta con discrezione, lentamente, disinnescando così anche i possibili attacchi dell'ex titolare del Viminale.
Pronto a muovere guerra. I cambiamenti ci saranno, ma non sarà comunque una sterzata. I porti non saranno aperti, anche se i divieti di ingresso per le navi piene di profughi, motivati con il pericolo di infiltrazioni terroristiche, non arriveranno più. È certo dunque che la revisione al decreto sicurezza bis non sarà all'ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri. E neppure di quello successivo.
Le modifiche dovrebbero arrivare in autunno inoltrato, forse anche dopo. La questione comunque sarà gestita senza personalismi e proclami, sempre di concerto con il presidente Conte. Proprio ieri la nuova ministra, Luciana Lamorgese, scelta per il suo profilo di tecnico e di grande esperto in materia di sicurezza, ha avuto un lungo incontro con il presidente del Consiglio. Non va diversamente in materia di sicurezza, l'inversione di rotta riguarda anche il piano della comunicazione.
La volontà di riaprire il dialogo con l'Europa, dopo la frattura dei mesi scorsi, è al centro del programma del nuovo governo che, sul tema dell'immigrazione, continua comunque a puntare alle modifiche del Trattato di Dublino, l'accordo che prevede la presa in carico dei migranti da parte del paese di prima accoglienza.
La scelta della diplomazia sulla questione migranti riguarda anche la nuova linea da assumere a Bruxelles. Con la speranza di disinnescare l'ordigno e ottenere migliori risultati del passato. Il braccio di ferro tra l'Europa e Salvini, andato in scena nei mesi scorsi, potrebbe paradossalmente aiutare adesso il nuovo governo.
Questo esecutivo, più moderato, aspira dunque a incassare qualche risultato: evitare che, in futuro, l'emergenza degli arrivi porti ancora a politiche di chiusura, alla fine, è di interesse comune. Lo scorso 8 agosto il Capo dello Stato aveva sollevato "rilevanti perplessità" sulle sanzioni a carico delle navi che violino il divieto di ingresso in acque italiane: multe fino a un milione di euro e confisca.
Invocando "la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti", il Colle aveva ricordato anche che il divieto doveva rispettare "gli obblighi internazionali". Ma non c'è solo il decreto sicurezza bis. Mattarella, infatti, era intervenuto anche sul primo decreto sicurezza che, nell'ottobre 2018, ha limitato i permessi di soggiorno per motivi umanitari. In quel caso le precise indicazioni del presidente, che invocava gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato, il riferimento etra in particolare quelli dell'articolo 10 della Costituzione, secondo il quale "l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute".
All'epoca quelle indicazioni erano cadute nel vuoto. Ma il testo unico per l'immigrazione, che il Pd vorrebbe in tempi stretti, e per il quale invece si dovrà attendere, terrà certamente conto anche di questi rilievi. Di certo cambieranno le politiche sull'accoglienza e l'integrazione, per evitare scontri sul territorio e situazioni critiche nelle aree di maggiore densità.









