sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giacomo Puletti

Il Dubbio, 22 settembre 2026

E Zuppi: “In classe nessuno deve sentirsi escluso”. L’altolà del Capo dello Stato e del presidente della Cei alle norme in arrivo. Dati e analisi: per riportare tutte le classi sotto il 30% andrebbero spostati 76 mila alunni. È previsto giovedì alle 16:30 il Consiglio dei ministri che conterrà il provvedimento per limitare al 30% il numero degli alunni stranieri per classe e vietare burqa e niqab nelle aule. La norma, ancora da decidere se contenuta in un dl in un ddl, era già stata annunciata ad agosto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il quale in alcune interviste era intervenuto sulle criticità applicative dicendo che gli uffici scolastici territoriali dovrebbero svolgere un’azione di coordinamento “al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare un’eccessiva concentrazione”.

A questo piano, secondo Valditara, dovrebbero anche collaborare gli enti locali, affinché adeguate politiche residenziali evitino il proliferare di “quartieri ghetto”: “È ovvio che non possiamo mandare uno studente a studiare a diversi chilometri di distanza”, aveva spiegato il ministro.

Meloni è poi tornata alla carica dalla festa di Fenix, la giovanile di FdI, spiegando che “se in una classe c’è un solo bambino che non capisce l’italiano, probabilmente riuscirà a imparare la lingua, a integrarsi velocemente, ma se i bambini che non capiscono la lingua diventano molti o addirittura la maggioranza, quella non è più integrazione, quello è abbandono e l’unica cosa che quei bambini rischiano di imparare è l’emarginazione”.

E aggiungendo poi che “non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza: non si può fare”. Ma il testo fa già discutere. Sul tema è intervenuto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico nell’istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne” di Amatrice. “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati - ha spiegato Mattarella - La scuola prepara tutti. “È aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità”. Per il Colle “la scuola è chiamata a produrre coesione sociale”, un richiamo visto anche il recente accoltellamento di un’insegnante per mano di un alunno.

A dire la sua anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, secondo il quale “non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo” perché “una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. Dalle bozze del provvedimento circolate finora sembra che la norma non riguarderà tutti gli alunni classificati come studenti con “background migratorio”: saranno infatti esclusi quelli con passaporto europeo, perché tutelati dal diritto Ue, e quelli di seconda generazione se hanno una buona conoscenza della lingua italiana, anche se resta da capire in che modo il governo intenderà valutare la competenza linguistica.

Ma di quali numeri stiamo parlando? Nelle nostre scuole italiane, dall’asilo alle superiori, gli alunni stranieri sono l’11,6% del totale. Secondo uno studio di Idos, negli ultimi 11 anni la presenza di alunni con cittadinanza straniera è cresciuta del 16% a fronte di un calo del 12,5% degli italiani, arginando oltretutto l’emorragia, legata al calo demografico, che ha portato il totale di alunni dai quasi nove milioni del 2014 ai circa otto milioni di oggi. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Ismu, Iniziative e Studi sulla Mobilità Umana, più di un quarto degli studenti stranieri si trova in Lombardia, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte. Dal punto di vista delle città, quella con più studenti non italiani è Milano, seguita da Roma, Torino e Brescia.

L’analista Lorenzo Ruffino spiega che le scuole in cui il numero di studenti stranieri supera il 30% sono 4.333 su 48.247, cioè una su dieci. Esse sono quasi tutte al Centro-Nord. A Prato la soglia è superata dal 42% delle scuole, a Mantova da quasi il 30%, a Parma dal 27%. A Milano sono 420 scuole, il 22% del totale. “Il punto vero è un altro - spiega Ruffino - Nessuna provincia arriva al 30% di alunni stranieri, nemmeno Prato che è la più alta con il 29%. Eppure una scuola su dieci quella soglia la supera”.

Di conseguenza “la concentrazione nasce dentro il territorio, nel modo in cui gli alunni si distribuiscono tra le scuole”. Per Ruffino per riportare tutte le scuole sotto il 30% andrebbero spostati 76 mila alunni stranieri, uno su dodici, scambiandoli con altrettanti italiani e obbligandoli quindi a iscriversi in determinate scuole. “Basterebbe spostarli dentro il loro comune? - si chiede l’analista - Per quattro su cinque sì. Per gli altri 17 mila no, perché è il comune stesso a stare sopra il 30% e bisogna uscirne”.

Ma se per il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, la questione del numero massimo di alunni stranieri nelle classi è “fondata e condivisibile” dal punto di vista didattico, ma di difficile soluzione concreta, diverse critiche stanno arrivando dalle Regioni. Per la giunta pentastellata di Alessandra Todde in Sardegna “l’annuncio del governo sul limite del 30% di alunni immigrati per classe non è altro che propaganda ideologica che indirizza la rabbia delle famiglie contro un capro espiatorio, senza risolvere alcunché”, mentre per il presidente della Toscana, Eugenio Giani, “si continua su quella china di demagogia che poi non trova riscontro nella realtà e trasmette valori negativi”.