di Giansandro Merli
Il Manifesto, 28 novembre 2024
La Corte di giustizia Ue deciderà sui rinvii a tema “paesi sicuri” con l’iter accelerato. La sentenza non arriverà prima di sei/otto mesi. Si spiega così il rimpatrio degli operatori italiani dai centri di Shengjin e Gjader deciso la scorsa settimana. La Corte di giustizia Ue ha disposto la procedura accelerata per due rinvii pregiudiziali a tema “paesi sicuri” partiti dal tribunale di Roma e ha sospeso quelli di Bologna e Palermo sulla stessa materia. Le cause che andranno avanti sono state accorpate, per entrambe l’udienza sarà il 25 febbraio. I giudici del Lussemburgo hanno dunque rifiutato l’applicazione dell’iter d’urgenza che era stato richiesto dalle toghe capitoline, optando comunque per quello rapido. Nel primo caso la sentenza sarebbe arrivata in due mesi, in questo ce ne dovrebbero volere tra sei e otto.
La selezione dei “paesi sicuri” è decisiva per il progetto Albania: solo l’appartenenza del migrante a uno di essi legittima l’applicazione delle procedure speciali d’asilo, da svolgere in detenzione, per cui sono nati i centri d’oltre Adriatico. Tra governo e magistratura, però, è emerso un conflitto interpretativo sul tema. Lo scioglierà la Corte Ue.
Attraverso quattro quesiti i giudici romani della sezione specializzata in immigrazione chiedono in sostanza se il decreto legge “paesi di origine sicuri” varato dal governo Meloni a fine ottobre rispetti il diritto europeo. In particolare se, in base alla “direttiva procedure”, la lista contenente tali Stati può essere una norma di rango primario e se il legislatore può fare a meno di indicare quali fonti ha utilizzato per arrivare alla designazione di sicurezza. Chiedono poi quali sono i poteri di controllo del giudice su tale definizione e se questa è valida anche quando in un paese esistono delle eccezioni per determinate categorie di persone.
Le cause trasmesse in Lussemburgo nascono dalle domande d’asilo presentate dai primi 12 cittadini di Bangladesh ed Egitto trasferiti nel centro albanese di Gjader. La Commissione territoriale aveva respinto a tempo di record, in appena 24 ore, la dozzina di richieste di asilo. Gli avvocati dei migranti hanno fatto ricorso. Prima della decisione di merito il tribunale della capitale è stato chiamato a decidere sulla sospensiva del decreto di espulsione. In due casi ha mandato le carte in Lussemburgo, negli altri ha congelato l’efficacia esecutiva del rigetto in attesa della decisione della Corte.
Ancora non si sa, invece, cosa accadrà con gli altri sette rinvii pregiudiziali partiti da Roma in occasione del secondo round albanese, ovvero quelli relativi alle non convalide dei trattenimenti (nel primo giro i richiedenti asilo erano stati liberati seguendo una strada diversa, la disapplicazione della norma nazionale a favore di quella Ue). Verosimilmente saranno sospesi anche quelli. Vista l’omogeneità della materia, il tema è sempre lo stesso e le richieste di interpretazione sono molto simili, la Corte sembra orientata a pronunciarsi su un singolo caso e mettere in stand-by gli altri. La decisione varrà comunque per tutti.
La scelta di applicare la procedura accelerata è stata presa dalla seconda sezione della Corte del Lussemburgo martedì scorso. E infatti subito dopo è partito l’ordine di rimpatriare gli operatori italiani dai centri di Gjader e Shengjin, notizia anticipata dal manifesto nell’edizione di venerdì. La scorsa settimana il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva ribadito l’”attesa” per l’udienza in Cassazione del 4 dicembre, quando saranno esaminati i ricorsi del Viminale contro le prime non convalide nei centri albanesi, ma tutto suggerisce che il governo è ben consapevole che la partita si giocherà nel tribunale europeo.
L’iter rapido regolato dall’articolo 105 del regolamento procedure della Corte non prevede una scadenza tassativa per la sentenza, a differenza di quello d’urgenza. I sei/otto mesi costituiscono una stima in base alla tempistica media, poco meno della metà di quella ordinaria. Vanno calcolati dall’iscrizione a registro della causa, avvenuta nella prima metà di novembre. Dei centri in Albania, insomma, se ne riparlerà in primavera.










