di Giansandro Merli
Il Manifesto, 27 marzo 2025
Da un lato e dall’altro del Mediterraneo sono tutti d’accordo: bisogna aumentare i rimpatri dei migranti. Libia e la Tunisia ribadiscono l’intenzione di accodarsi alla linea italiana e Ue. Tradotto: chiedono più soldi e maggiore cooperazione per riportare a casa i cittadini stranieri. Il ministro dell’Interno del Governo di unità nazionale libico, Imad Trabelsi, ha discusso del tema con Onu, Oim e Unhcr affermando che il fenomeno migratorio rappresenta “un grave peso per la Libia”, dove nelle scorse settimane si sono registrati arresti di massa e una violenta campagna anti-stranieri sui social. Il paese nordafricano rappresenta sia un transito verso l’Europa, sia una destinazione per molti lavoratori impegnati nel settore energetico e delle costruzioni, sebbene sia diventato sempre più un “mercato di schiavi”, come denunciato nel tempo da organizzazioni internazionali e umanitarie, a causa del crescente potere delle milizie (spesso le stesse finanziate da Ue e Italia). Secondo l’Oim i cittadini stranieri in Libia sono circa 800mila, per il governo oltre 4 milioni.
Qualche decina di chilometri più a est il presidente tunisino Kais Saied si è lamentato del fatto che quest’anno siano stati rimpatriati solo 1.544 migranti, nel 2024 erano stati 7.250. Per questo ha ribadito l’importanza di aumentare le relazione con i paesi di origine e le organizzazioni competenti in materia, in particolare l’Oim.
Le autorità nordafricane fanno sapere che nella regione di Sfax si trovano circa 20mila migranti, i quali continuano a denunciare attacchi razzisti, retate, deportazioni nel deserto e in generale condizioni di vita difficilissime. Ma Tunisi è più interessata a sottolineare l’aumento dei controlli alle frontiere terrestri con gli Stati confinanti e quelli in mare per impedire le traversate, che quest’anno si sono molto ridotte. Una carta di contrattazione con le autorità europee al limite tra la buona volontà e la minaccia.
Dall’altro lato del mare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha celebrato su X il rimpatrio di 147 migranti dalla Libia, insieme all’Oim. Senza però specificare verso dove. Del resto Tripoli, che tra le altre cose non ha firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, ha mano libera. Rimanda i migranti persino in Somalia, come non potrebbe fare nessun paese Ue.
Questi rimpatri sono chiamati dalle istituzioni “volontari”. Una definizione che molte ong contestano, sulla base delle indicazioni degli organismi Onu competenti in materia. Le persone, che si trovano in strutture detentive dove i loro diritti umani sono violati continuamente o comunque in contesti di forte violenza, “non hanno alternative”. Soprattutto quando si tratta di soggetti vulnerabili o minori. Per contrastare questo anello della catena di politiche anti-migranti ieri Asgi, Actionaid Italia, A Buon diritto, Differenza donna, Le Carbet, Lucha y siesta e Spazi circolari hanno lanciato una campagna “per fermare i rimpatri “volontari” dai paesi di transito”. Denunciano che “Italia e Ue continuano a finanziare questi programmi senza garanzie di protezione ed esponendo le persone a ulteriori rischi nei paesi di origine”.










