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di Alessia Candito

La Repubblica, 26 luglio 2022

Oltre cento persone deportate in Libia, denuncia Sea Watch. A Lampedusa, hotspot ancora al collasso. Per Save the children: “Urgente tutelare bambini e ragazzi”. Il sindaco di Pozzallo, Ammatuna: “Musumeci taccia, la regione siciliana ha fatto la bella addormentata”.

Per tutta la traversata sono stati picchiati con cinghie e bastoni, costretti a viaggiare insieme ad altre 674 persone su un peschereccio troppo piccolo per contenerli, senza neanche acqua a sufficienza per tutti. Sono stati sete e di stenti a uccidere i cinque migranti che gli uomini di Capitaneria e Guardia costiera hanno trovato senza vita a bordo del barcone intercettato nei giorni scorsi.

E fra i sopravvissuti a quella traversata da incubo, per la polizia e la guardia di finanza di Messina c'erano anche gli scafisti, cinque egiziani che adesso dovranno rispondere anche di quelle morti. A indicarli sono stati i migranti che hanno visto morire sotto i loro occhi i loro compagni e per giorni - hanno raccontato- hanno subito angherie di ogni tipo. Bastava chiedere cibo e acqua per scatenare la furia dei cinque uomini, che picchiavano tutti senza pietà.

Incluso il migrante che avevano obbligato a distribuire la pochissima acqua fra i passeggeri. Era troppo generoso, dicevano. L'acqua contenuta in un bicchierino da caffè doveva bastare a dieci persone. Alcuni, disperati, hanno provato a dissetarsi con acqua di mare o addirittura quella del motore. In cinque non hanno resistito a quel viaggio infernale, sono morti a un passo dall'Europa.

E a poco più di due giorni da quella tragedia, la lista delle vittime si allunga ancora. Altre quattro persone sono morte mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo insieme a circa cento persone soccorse dalla nave Vos Triton. “Durante il salvataggio almeno quattro persone sono morte e la situazione medica dei sopravvissuti era molto preoccupante”, ha fatto sapere Sea Watch 3, dopo essere stata contattata dalla Vos Triton.

Ulteriori notizie sulle condizioni di quei naufraghi non ne arriveranno. Raggiunta da una motovedetta della guardia costiera di Tripoli, la Vos Triton è stata costretta a trasferire tutti i migranti a bordo dell'imbarcazione libica, che ha riportato tutti indietro. In un Paese che i più considerano un inferno di detenzioni, torture e abusi “da cui - sottolineano da Sea Watch - avevano rischiato la vita nel tentativo di fuggire”.

Da lì sono partiti gli ottanta naufraghi salvati nel pomeriggio da Sos Mediterranée, che li ha intercettati al largo delle coste libiche mentre erano alla deriva su un gommone sgonfio. da lì spesso fugge chi riesce autonomamente a raggiungere Lampedusa. Fra loro, molti sono bambini, persino neonati, ancora di più gli adolescenti che viaggiano da soli. “Una situazione particolarmente critica per le condizioni ambientali estreme e il sovraffollamento oltre a ogni limite dell'hotspot di Contrada Imbriacola”, spiega Lisa Bjelogrlic, responsabile degli interventi di protezione minori in frontiera in Italia di Save the Children. Attualmente ospiti del centro di Lampedusa ci sono cento bambini, inclusi neonati, e duecento bambini e ragazzini, tutti minori di 15 anni, che la traversata l'hanno affrontata da soli e da soli sono in un hotspot pieno di adulti.

“Molti di questi minori soli, mamme e bambini, hanno già affrontato grandi sofferenze e violenze nella fuga dal loro paese, nel viaggio attraverso le frontiere, nei centri gestiti dai trafficanti, e nell'attraversamento del Mediterraneo, spesso assistendo alla morte di familiari, parenti, amici o compagni di viaggio, e sono in una pesante condizione di prostrazione o fragilità psicologica, e devono ricevere subito assistenza e protezione adeguate. La situazione di questi giorni a Lampedusa - afferma Bjelogrlic - dimostra, ancora una volta, la necessità di affrontare l'arrivo dei migranti e la gestione dell'hotspot di Lampedusa in modo strutturato”.

Domani, fa sapere il Viminale, in mille verranno trasferiti. Altri seicento sono partiti nel pomeriggio a bordo della nave Diciotti. Ma per il sindaco di Pozzallo, un altro dei comuni impegnati sul fronte dell'accoglienza, non basta. Senza tanti giri di parole, chiede “una politica estera degna di questo nome e un pattugliamento di una flotta europea nel mediterraneo” il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna.

E del governatore Musumeci, che ieri era tornato a parlare di “difesa dei confini”, dice “è l'ultima persona che può parlare di questo tipo di problematiche”. E attacca “La Regione Siciliana, in questi ultimi anni, mesi e settimane è stata totalmente assente nell'affrontare una questione importante, abbandonando e se stessi i Comuni dell'Isola interessati al fenomeno senza dare alcun supporto, ha fatto la bella addormentata nel bosco”.