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di Laura Anello

La Stampa, 28 ottobre 2022

In salvo 31 migranti, morta una donna. Ma i sopravvissuti raccontano: “La sera prima sono annegate sei persone”. L’ennesimo naufragio riapre la discussione politica sull’immigrazione. Non si fa attendere la presa di posizione del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: “Messaggio per i trafficanti di esseri umani e complici: l’Italia non tollererà più il business dell’immigrazione clandestina e degli sbarchi fuori controllo. Le Ong straniere si regolino di conseguenza”. Mentre il deputato di Sinistra Italiana Aboubakar Soumahoro invita “tutta l’opposizione ad andare sulle navi che salvano gli esseri umani, mentre alcuni ministri si apprestano a tenere sospese vite umane in mare”.

A Lampedusa il bilancio dei vivi e dei morti si aggiorna di ora in ora. I primi, i vivi, sbarcano alla spicciolata su barchini, barcollano in alto mare su carrette mezze affondate, riemergono bagnati e mezzo annegati tra le braccia dei soccorritori, approdano sul molo Favaloro stremati ma felici di essere salvi, gremiscono il centro di accoglienza di Lampedusa da cui - ieri sera - si apprestavano a essere trasferiti in cinquecento sessanta. I secondi, morti, vengono ripescati tra le onde - corpi che galleggiano da giorni o da ore - ed è compito non facile stabilire a quale naufragio appartengano. Ancora più numerosi, ci sono gli scomparsi, fantasmi evocati dai sopravvissuti che raccontano di uomini e donne, e bambini purtroppo, volati giù dalle barche, inghiottiti dal mare, stremati dalla fatica.

Ieri è toccato a un barcone di otto metri affondare al largo dell’isola dopo sei giorni di navigazione da Sfax, in Tunisia. Il bilancio dei vivi è di 31 migranti originari della Guinea, della Costa d’Avorio, del Mali e del Camerun: 21 uomini, nove donne e un ragazzino, che sono state soccorsi al largo e portati in salvo. Quello dei morti è di uno, il cadavere di una donna della Guinea. E il disperso, il fantasma, è sempre uno, un profugo della Costa d’Avorio. “Era con noi sul barcone, giovane, alto, non lo abbiamo più visto”, hanno detto i sopravvissuti. “E altre sei persone sono annegate la notte prima del soccorso”, raccontano dalla nave ong Humanity che è carica di altri migranti.

Ma la pesca tragica di corpi non si è fermata qui: altri due cadaveri, di un uomo e di una donna, sono stati ripescati a diverse miglia dalla costa di Lampedusa da motovedette della Capitaneria di porto: li hanno intercettati tra le onde e portati a riva, e con loro sono sette i morti che affollano il piccolo cimitero dell’isola, cui aggiungere quattro bambini. Mancano le bare, ormai. “La situazione si è complicata - dice il sindaco, Filippo Mannino - perché oltre a soccorrere e accogliere i vivi, arrivano dei cadaveri ed è complesso, anche a livello umano, gestire tutto”. Il Canale di Sicilia è un brulicare di barchini e barconi, dal molo Favaloro all’hotspot è un continuo via vai di mezzi di trasporto, il poliambulatorio è in piena attività. In serata le prime quattro salme sarebbero state trasferite nell’Agrigentino, nella stessa nave dei 560 vivi, destinate al cimitero di Palma di Montechiaro, senza nome e senza lacrime.