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di Alessandra Ziniti

La Repubblica, 18 novembre 2022

La proposta che il capo del Viminale porterà al vertice dei ministri dell’Interno europei del 25 novembre a Bruxelles. “Siamo riusciti a far tornare in cima all’agenda il tema della gestione degli ingressi”. Ma al G7 non si è parlato delle navi Ong.

Delle responsabilità degli Stati di bandiera delle navi umanitarie (su tutte proprio la Germania) non hanno parlato: “Non era questo il momento di affrontare questioni divisive che diventano parti marginali del problema se si trovano soluzioni condivise”. Matteo Piantedosi glissa così, al termine del G7 dei ministri dell’Interno, la domanda sulla principale delle questioni che l’Italia ha posto in Europa nei giorni del braccio di ferro con le quattro navi Ong che hanno soccorso mille migranti nel Mediterraneo. Ma rivendica che la sua linea dura un primo risultato l’ha portato: “Siamo riusciti a far tornare il tema della gestione dei flussi migratori in cima all’agenda dell’Europa”, dice senza nascondere la soddisfazione per i due incontri bilaterali, con la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson e con la ministra dell’Interno tedesca Nancy Faeser che - dice - “hanno sposato in pieno la linea del rigore dell’Italia nell’affrontare la questione degli ingressi irregolari e aumentare i rimpatri”. Piantedosi, che a Wiesbaden era arrivato con l’obiettivo di uscire dall’angolo in cui la crisi con la Francia sembrava aver cacciato l’Italia e cercare nuove sponde, assicura che “l’Italia non intende affatto andare da sola in Europa sulla questione migranti”. E incassa subito la conferma della collega tedesca che la Germania rispetterà l’impegno ad accogliere 3.000 migranti sbarcati in Italia e dalla Yohansson il passaggio dalle parole ai fatti. Dopo il sostegno espresso martedì dalla Commissaria europea ieri è infatti arrivata la convocazione a Bruxelles per il 25 novembre di un incontro straordinario dei ministri dell’Interno della Ue, con all’ordine del giorno proprio l’adozione di un piano immediato per governare i flussi migratori.

“A quell’incontro - annuncia Piantedosi - l’Italia si presenterà con la sua proposta: che è quella condivisa con gli altri Paesi di primo ingresso e che credo sarà in sintonia con quella della Commissione”. Innanzitutto una sorta di grande decreto flussi, “un modello condiviso a livello europeo”, con quote che tutti gli Stati che aderiranno offriranno ai Paesi di origine o di transito dei migranti, ovviamente da quantificare con quello che il mercato del lavoro richiede e può assorbire. Piantedosi riassume così le linee del piano italiano per l’Europa: “Garanzia di canali di ingresso regolari, rafforzamento dei corridoi umanitari, esperienza che da anni l’Italia con Sant’Egidio mette in campo, ma anche meccanismi maggiormente efficaci nei rimpatri e nel contrasto all’immigrazione illegale”.

Il piano di redistribuzione firmato a giugno dall’Europa rimane. L’Italia non lo disdetterà: “Chiederemo però che siano implementati i meccanismi di effettiva redistribuzione delle persone anche se lo riteniamo insufficiente”, spiega il ministro dell’Interno che punta adesso anche a recuperare il rapporto con il collega francese Darmanin, assente a Wiesbaden per impegni parlamentari. “Mi spiace non averlo potuto incontrare qui - sottolinea il ministro dell’Interno - ma ci sarà presto l’occasione e davvero non ho mai avuto divergenze con la Francia e tantomeno abbiamo inteso crearne. Così come non c’è mai stato alcun dubbio che l’Italia continuerà ad agire all’interno della cornice delle regole europee né tantomeno qualcuno qui ce lo ha chiesto”.