di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 29 ottobre 2025
Albania tragica L’ispezione dei deputati Scarpa, Orfini (Pd) e Magi (+Europa). Nel centro 25 persone trattenute, 220 da aprile. Oltre un anno dopo l’apertura e aver vissuto più fasi, nel Cpr di Gjader in Albania sono transitate all’incirca 220 persone, e attualmente ne sono presenti 25: è quanto è emerso ieri nel corso dell’ispezione al centro effettuata dai deputati Rachele Scarpa e Matteo Orfini del Pd e Riccardo Magi di +Europa.
È il segno del continuo sottoutilizzo del centro, che ha disposizione 96 posti disponibili su 144 regolari, sorto inizialmente per procedure accelerate di frontiera e poi tramutato in Cpr con un decreto ad aprile. Rimane inutilizzata la parte del porto di Shengjin, destinata alle procedure di frontiera comprensiva di 880 posti, così come il penitenziario costruito in Albania vicino ai centri. “Un monumento allo spreco e alla propaganda. Pur di non mostrare al mondo un centro che si svuota completamente il governo ha continuato, per tutta l’estate, a trasferire illegittimamente persone dai Cpr italiani a quello albanese” ha affermato Scarpa al termine dell’ispezione. A fine maggio la Cassazione ha sollevato dubbi anche su questa seconda fase del progetto, dopo un momento iniziale in cui era stato pensato come centro per procedure accelerate di frontiera, ipotesi per il momento completamente accantonata dopo la sentenza del primo agosto della Corte di giustizia europea sui “paesi sicuri”. Gli ermellini dubitano ancora che il Cpr di Gjader sia conforme alla Direttiva rimpatri e la Direttiva accoglienza dell’Ue.
L’esecutivo, seppur in silenzio, ha continuato a ignorare il provvedimento e i trasferimenti verso l’Albania sono proseguiti in modo lento ma inesorabile. Ad inizio agosto, al momento della visita dei Garanti dei detenuti del Lazio, le persone trattenute erano state complessivamente 140: altre 80 sono passate per Gjader negli ultimi tre mesi. “La sofferenza è enorme: atti di autolesionismo, lamette ingerite, tentativi di suicidio. Ecco perché non sono dispiaciuto che questo centro alle mie spalle sia semideserto: ci sono più agenti di polizia che ospiti detenuti” ha commentato ieri Riccardo Magi. Dal registro degli eventi critici ne sono risultati 95, 20 in più rispetto all’ultima ispezione di luglio: per la maggior parte si tratta di atti di autolesionismo, ma solo due giorni fa, hanno raccontato i deputati, si è concluso uno sciopero della fame da parte di alcuni detenuti.
Il tempo medio di trattenimento, a quanto appreso dai deputati, risulta essere breve, appena 15 giorni, e i trasferimenti avvengono da altri Cpr italiani a gruppi di 10 persone a bordo di aerei della Guardia di finanza all’incirca ogni due settimane, stando alla frequenza con cui appaiono nei registri nuovi numeri identificativi. Anche il numero dei rimpatri è irrisorio: all’incirca il 70% dei trattenimenti non è stato convalidato, e da aprile la Corte d’appello di Roma dispone il rientro in Italia di chi fa domanda d’asilo da Gjader. Coloro che vengono rimpatriati in ogni caso devono ripassare per l’Italia: l’ente gestore ieri ha negato categoricamente che ci siano stati ulteriori rimpatri direttamente dall’Albania dopo il trasferimento in Egitto di cinque cittadini avvenuto da Gjader a maggio scorso. “Un bilancio che smentisce ogni narrazione del governo e conferma come l’intera operazione non abbia alcuna utilità concreta, se non quella di alimentare la propaganda” ha concluso Scarpa.











