sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Pino Corrias

Vanity Fair, 5 novembre 2025

Ogni tanto i numeri sorprendono le opinioni. Anche se difficilmente sconfiggono le ideologie. Nell’Italia dei sacri confini, dove si sequestrano le navi che recuperano uomini, donne, bambini in mare, e si puniscono con le multe le organizzazioni non governative che provano a salvarli, siamo ancora il Paese in Europa dove arrivano più immigrati: 31 mila nei primi sei mesi di quest’anno. E calcolando i tre anni di “guerra ai mercanti di schiavi” del Governo Meloni, da novembre 2022 a oggi, la media degli sbarchi è di 8.600 arrivi al mese. Il secondo, per numero, tra gli ultimi sette governi. Decisamente meno dei 14 mila sbarchi durante il governo Renzi.

Ma più dei 7 mila arrivati durante il Governo Gentiloni dei 4,5 del governo Letta. Nella classifica elaborata da Pagella Politica, considerando gli anni 2013-2025, sono i due governi Conte ad avere avuto meno sbarchi di tutti - mille al mese nel primo, 2 mila nel secondo - ma solo perché era il periodo del Covid, con tutto il mondo congelato dalla pandemia. A dire che i flussi non li regola la faccia feroce degli Stati e dei governi, tantomeno il filo spinato delle leggi, specialmente quando si tratta di arginare il mare, ma i disastri del clima e della geopolitica, il fuoco delle guerre, la fame, le malattie.

Negli ultimi due anni abbiamo speso 680 milioni di euro per costruire in Albania due gigantesche strutture di prefabbricati - grigie e spoglie, come cantieri in mezzo al nulla - pensate per imprigionare 800 migranti in attesa di rimpatrio. Infischiandocene delle leggi che ancora impediscono di spostare gli esseri umani come ingombri postali, ne abbiamo rinchiusi una ventina il primo anno, 43 nei primi mesi del 2025, un centinaio fino a oggi. Il costo calcolato per ogni recluso è folle. Il progetto un fallimento. La deterrenza nulla. Eppure non c’è modo di scalfire la strategia del pugno duro che funziona egregiamente in termini di propaganda, fa guadagnare voti in Italia, in Europa e nell’intera America, nata da tre secoli di migrazioni, dove le nuove polizie di Donald Trump rastrellano gli stranieri per strada, li rinchiudono nelle gabbie esibite in tv, in attesa di mandarli in qualunque carcere di un qualunque Paese li accolga, a pagamento. È lì che vuole arrivare il progetto Albania? È davvero una strada quella di sbarrarla agli stranieri?

Per l’ennesima volta è stato il papa Leone XIV a indicarne un’altra. Non per nulla il primo papa nordamericano che oggi parla in perfetta sintonia con il suo predecessore argentino, Francesco, invitandoci a considerare i migranti come persone “e non come spazzatura”. Come risorsa e come speranza. “Gli Stati hanno il diritto e il dovere di difendere i propri confini”, ha detto nell’ultima omelia, “ma devono bilanciarli con l’obbligo morale di fornire rifugio”. E ancora: “L’abuso sui vulnerabili” non è un “legittimo atto di sovranità, ma un crimine commesso o tollerato dallo Stato”. Parla “delle barche che sperano di avvistare un porto sicuro”. Ma specialmente di noi, i titolari del porto.