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di Matteo Macor

La Repubblica, 20 febbraio 2024

A decidere l’adeguamento francese alle sentenze di Consiglio di Stato e Corte di Giustizia europea, dopo otto anni di violazione sistematica delle norme comunitarie. Le ong: “Avevamo ragione noi”. Qualcosa è cambiato, lungo la frontiera che da nove anni fa da imbuto d’Europa. Lo dicono numeri inaspettati e per certi versi inediti, almeno dal 2015 a questa parte: dall’anno della grande crisi dei rifugiati nel mondo, quando tra Ventimiglia, il suo mare e il muro del confine francese si iniziarono a fermare i sogni di migliaia di migranti, a oggi.

Negli ultimi dieci giorni, a consultare le carte di ong e ministeri, lungo i confini del ponente ligure sono infatti diminuiti drasticamente i respingimenti della polizia francese di confine, la Paf, la Police aux frontières. “Da una media di cinquanta, sessanta al giorno, che in alta stagione diventano anche ottanta, novanta, a dieci, venti al massimo: un terzo, anche un quarto di quanto non fossero ad inizio febbraio”, aggiornano dalla rete solidale impegnata nell’accoglienza in città.

Un ritorno apparente al rispetto delle normative comunitarie in tema di immigrazione, dopo le ripetute violazioni denunciate in questi anni, che si spiega con il recepimento da parte della Francia della sentenza del Consiglio di Stato transalpino di inizio mese, con cui è stato accolto l’ultimo pronunciamento sul tema della Corte di Giustizia europea, che nel 2023 aveva giudicato illegittimi i respingimenti forzati diretti, ormai diventati una prassi. Un passaggio dovuto ma inaspettato, nonostante l’azione legale che ha portato alle sentenze sia stata avviata da un ampio fronte di associazioni francesi già 5 anni fa, che a 4 mesi dalle Europee certifica una volta per tutte il peso del cortocircuito comunitario nella gestione politica del fenomeno migratorio.

Riconosciuto illegittimo e abrogato l’articolo che ha permesso giuridicamente (e politicamente, di conseguenza) l’adozione del regime d’emergenza degli ultimi anni, attualmente i migranti che vengono fermati alla frontiera non possono essere più respinti in modo diretto e collettivo, in sostanza. Vengono identificati e (per la prima volta dal 2015) rilasciati sul territorio francese, a seconda dei casi (ma per la gran parte) indirizzati a centri di accoglienza per presentare la domanda d’asilo.

Nessuna respinta veloce, è come se fosse stato “disinnescato” il passaggio giuridico che in questi anni ha fatto di Ventimiglia un caso internazionale e (la recente elezione del neo sindaco leghista Flavio Di Muro insegna) il terreno di scontro e conquista politica perfetto sul piano nazionale. Per essere respinto in Italia, da sentenza, serve il migrante abbia tutti i documenti in regola per soggiornare nel nostro Paese. Una certezza che spesso manca, e che la polizia di confine italiana ora ha 48 ore di tempo per dare. Una logistica complicata, che fa sì che “sul lato francese - si fa capire - sia ora anche più conveniente allentare la presenza alle frontiere”. E conferma quanto ong e giuristi internazionali hanno sempre sottolineato: i respingimenti sono illegittimi e contrari alle norme europee.

In realtà, per ora, “sul campo gli effetti della nuova giurisdizione si vedono relativamente”, ammettono dal centro Caritas di primo accoglienza. “È evidente come ci sia più movimento e ricambio tra i transitanti, con la novità, - spiega Jacopo Colomba, dell’ong WeWorld - in questa fase arrivano soprattutto migranti eritrei e etiopi che non stanno più di 4, 5 giorni in città, ma siamo pur sempre in tempi di bassa stagione, i numeri più alti iniziano a primavera, e la militarizzazione dei confini è ancora massiccia”. Ed è anche per questo, tra chi è in prima linea nell’accoglienza e non solo, che si temono comunque “le contromisure” francesi al cambio di normativa.

Ancora ad alta intensità di militarizzazione il territorio, unica costante di questi ultimi otto anni di vita sulla frontiera, è vero che anche davanti ai grandi numeri della stagione estiva la Francia potrà comunque respingere soltanto migranti considerati regolari in Italia, una percentuale evidentemente marginale dei circa 20mila che ogni anno tentano il passaggio della frontiera. Dall’altra parte del confine, però, il caso fa discutere. Rimasto al palo il progetto di legge sull’immigrazione del ministro degli Interni, Gérald Darmanin, già protagonista di scontri ad alta tensione con il governo italiano, il prefetto di Nizza Hugues Moutouh fa capire di “doversi adeguare alla nuova normativa” ma anche di puntare a “rimodulare il dispositivo” in attesa dell’aumento dei flussi e in vista dell’estate olimpica di Parigi e tutta la Francia.

E in attesa che il caso torni a segnare il dibattito italiano, sulla strada verso le Europee lo sta già facendo in Francia. A puntare il dito sul rischio della frontiera ritrovata, per ora, sono stati il leader dei Repubblicani Eric Ciotti e Fabrice Leggeri, l’ex capo di Frontex, l’Agenzia europea di guardia di frontiera e costiera. Ai tempi dell’agenzia era tra coloro che accusavano le ong impegnate nel soccorso nel Mediterraneo di fare pull factor, di “attirare migranti”, oggi corre da candidato in Europa con l’estrema destra francese, il Rassemblement National di Marine Le Pen.