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di Carlo Lania

Il Manifesto, 6 novembre 2022

Si comincia con la Humanity One, a terra solo le persone malate. Potrebbe avvenire al più tardi questa mattina (ma non è escluso durante la notte) la prima ispezione a bordo della nave Humanity One per verificare la presenza di migranti in precarie condizioni di salute, i soli ai quali verrebbe permesso di sbarcare a terra. A comunicarlo è stato ieri sera il Viminale con una nota che dava per imminente il sopralluogo a bordo - dove si trovano 179 persone, tra le quali cento minori e un neonato di sette mesi - di personale specializzato.

In questo modo il governo dà seguito alla procedura varata dal ministro Piantedosi per proseguire il doppio braccio di ferro avviato dal governo sia con le navi delle ong che con l’Europa. Ieri due persone, una donna originaria della Guinea e un uomo della Costa d’Avorio, sono state evacuate da un’altra nave, la Rise Above della ong tedesca Mission Lifeline e trasferite all’ospedale Umberto I di Siracusa.

Bisogna vedere adesso se la strategia di intervenire soltanto sui migranti cosiddetti “fragili”, si rivelerà vincente oppure no per il governo. Piantedosi, al termine di un vertice tenuto in prefettura a Milano, ha nuovamente rivendicato la decisione di vietare l’approdo alle quattro navi con più di mille migranti che da settimane chiedono inutilmente un porto sicuro. “Questo governo ha il merito di aver cominciato a registrare qualche apertura alla discussione” da parte dei partner europei, ha detto. Niente marce indietro, dunque, ma “senza venir meno agli obblighi di natura umanitaria”.

Quello di cui nessuno sembra però tener conto è che le condizioni psicologiche e sanitarie a bordo non solo della Humanity One, ma anche della Ocean Viking, della Geo Barents e della Rise Above, le altre tre navi in attesa, si complicano ogni ora in più passata in mare, rendendo così di fatto impossibile l’assurda “selezione” tra sani e bisognosi di cure.

“Tutti i 179 sopravvissuti a bordo sono persone salvate da un’emergenza in mare, sono fuggiti dalla Libia dove sono stati esposti a violazioni dei diritti umani come la tortura. In quanto rifugiati sono in stato vulnerabile, alcuni di loro visibilmente traumatizzati: hanno bisogno di cure mediche e psicologiche” ha spiegato l’ong Sos Humanity, aggiungendo che il comandante della nave ha ricevuto il provvedimento, firmato da Piantedosi con il ministro delle Infrastrutture Salvini e quello della Difesa Crosetto, che impone alla nave di sostare nelle acque territoriali italiane solo il tempo necessario alle operazioni di soccorso e assistenza. Dopo di che dovrà prendere il largo con i migranti rimasti a bordo in attesa secondo il governo che la Germania, Paese di bandiera della Humanity One, si assuma la responsabilità del suo carico umano.

La ong intanto si prepara a una battaglia legale imperniata sul fatto che quanti si trovano a bordo delle navi umanitarie debbano essere considerati rifugiati e non migranti. “I decreto del ministro dell’Interno italiano è illegale”, ha detto ieri la legale della ong, Mirka Schafer. “Respingere i rifugiati al confine italiano viola la Convenzione di Ginevra e il diritto internazionale”.

Tutte le persone che si trovano a bordo delle navi delle ong, ha aggiunto, “hanno bisogno di protezione. L’Italia è obbligata a lasciare che tutti i sopravvissuti scendano a terra immediatamente”. Per il giurista, avvocato ed esperto di diritti umani Fulvio Vassallo Paleologo, invece, il decreto del governo che impone una sosta temporanea alle navi delle ong conterebbe un errore già nella sua premessa: “Cita il Regolamento europeo 1624 del 2016 che è stato abrogato nel 2019 - spiega Paleologo - e non fa, invece, riferimento al Regolamento 656 del 2014 che invece richiama in modo cogente gli obblighi di soccorso a carico degli Stati previsto da Diritto internazionale”.

Intanto le navi delle ong proseguono la loro navigazione. A parte la Ocean Viking, rimasta al di fuori delle acque territoriali italiane, come la Humanity One anche la Geo Barents e la Rise Above si trovano a poche miglia dalle coste siciliane in attesa di sapere dove dirigersi. Altre due imbarcazioni non di ong, con a bordo complessivamente, 147 migranti e due cadaveri, sono arrivate nel porto di Augusta, nel Siracusano. Si tratta della Jean Francois Deniau, dell’assetto Frontex, che ha soccorso 88 persone, e della petroliera Zagara che, in due operazioni, ha messo in salvo 59 migranti, recuperando anche due corpi.