di Errico Novi
Il Dubbio, 24 aprile 2026
Il “tavolo” post referendum di via Arenula può servire ad arginare l’erosione delle tutele. Il più è fatto. L’obbrobrio costituzionale è cancellato. L’articolo 30 bis del decreto sicurezza sarà modificato, stamattina, in modo che l’assistenza, anche stragiudiziale, dell’avvocato al cittadino straniero non sia più condizionata da un “vincolo economico di risultato”. Il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco lo ha detto con chiarezza nell’intervista pubblicata due giorni fa da Repubblica: “Sarà rimosso ogni legame tra l’esercizio dell’attività di difesa svolta dall’avvocato e l’esito della sua assistenza”, ed era questo “uno degli aspetti su cui abbiamo mosso delle osservazioni critiche”. Naturalmente l’avvocatura guarda all’ispirazione complessiva del decreto sicurezza, al coinvolgimento in quanto tale della professione forense nelle pratiche di rimpatrio volontario.
Secondo il coordinatore di Ocf Fedele Moretti, per esempio, “il ruolo dell’avvocato deve rimanere pienamente autonomo e non può essere ricondotto a logiche o finalità di natura amministrativa”. Se è scacciata via la minaccia più insopportabile, appunto, resta la sfumatura del compenso pubblico per chi segua i migranti non solo nel resistere giudizialmente all’espulsione ma anche nel chiedere il rimpatrio volontario. Sì, l’aspetto a cui si riferisce tra l’altro il coordinatore di Ocf permane, ma si tratta appunto di una sfumatura: più che cancellare in modo “abrasivo e assoluto” il compenso pubblico per l’assistenza agli stranieri interessati a tornare nel loro paese, sarebbe necessario rimediare, per citare ancora Greco, all’altro vulnus aperto dal decreto sicurezza, l’indebolimento del patrocinio a spese dello Stato nelle attività legali vere e proprie relative all’immigrazione, vale a dire appunto i ricorsi contro le espulsioni: “Una previsione”, ha detto il presidente del Cnf sempre a Repubblica, “che dovrebbe essere riconsiderata. Sono stato a Lampedusa più volte, tutti noi un po’ conosciamo il fenomeno della migrazione via mare. Si tratta di persone che approdano senza documenti, spesso senza scarpe e vestiti. Può essere complicato esibire la dichiarazione dei redditi”.
Aver subordinato l’accesso del migrante al patrocinio pagato dallo Stato alla produzione di atti che certifichino l’indigenza in patria è, obiettivamente, una forzatura. Forse qui non c’è il profilo di sfacciata incostituzionalità raggiunto con l’iniziale formulazione dell’articolo 30 bis, il “vincolo di avvenuta remigrazione” a cui veniva subordinato il contributo da 615 euro per gli avvocati che istruissero pratiche di rimpatrio volontario. Ma anche nella complicazione dell’accesso al patrocinio per i ricorsi anti-espulsioni c’è un chiarissimo attacco ai diritti dei più deboli. Ne ha parlato in termini generali ieri, sul Dubbio, Paola Balducci: i decreti sicurezza continuano ad agire un po’ come l’erosione delle coste, mangiano un po’ di spiaggia alla volta, e prima o poi non ce ne sarà più.
D’altra parte, va riconosciuto che con il decreto correttivo preteso, giustamente, dal Presidente Mattarella, la violazione conclamata del diritto di difesa, del diritto a una difesa, a un avvocato liberi da condizionamento, ecco, quello sfregio sarà scongiurato. La partita più delicata, per l’avvocatura, si avvia a chiudersi con un risultato positivo. Altri se ne potranno raggiungere sul versante del “conflitto” fra sicurezza e diritti, a cominciare dall’immigrazione. A far ben sperare è il clima di “ascolto” favorito dalla sconfitta del governo al referendum sulle carriere separate: visto che la politica riformatrice è stata bocciata dagli elettori, il guardasigilli Carlo Nordio e il suo vice Francesco Paolo Sisto hanno giustamente pensato di far avanzare in prima linea, nel dibattito sulla giustizia, avvocatura e magistratura, le protagoniste del processo.
Se l’impostazione sarà mantenuta, prima, durante e dopo le prossime Politiche, ci sarà forse qualche spiraglio in più, per il diritto, di imporsi al populismo. Non sarà facile, anche perché non è che le mistificazioni della campagna per il No abbiano lasciato il populismo in panchina: lo hanno fatto scendere in campo e messo pure in condizione di segnare gol decisivi. Ma una pagina nuova, dopo il 23 marzo, si è comunque aperta, e c’è un’altra partita ancora da giocare.










