di Marco Bresolin
La Stampa, 8 giugno 2019
Ritorna l'idea di deportare i migranti irregolari nei Balcani. Il piano, avanzato un anno fa dai governi di Austria e Danimarca, ieri ha ricevuto il via libera dai ministri dell'Interno dei 28 Paesi Ue, riuniti a Lussemburgo (per l'Italia c'era il sottosegretario Nicola Molteni).
Il Consiglio ha discusso la nuova direttiva sui rimpatri e ha definito una sua posizione, che ora dovrà essere negoziata con il Parlamento. Tra i punti dell'intesa c'è anche "la possibilità di rimpatriare un cittadino di un Paese terzo verso qualsiasi Paese terzo sicuro". Si tratterebbe di una svolta clamorosa, visto che il tema è molto controverso. La stessa Commissione europea aveva bocciato l'idea un anno fa.
Ma i governi hanno deciso di andare avanti per valutare la fattibilità di questo progetto: consentirebbe di aggirare gli ostacoli che oggi impediscono di rimpatriare quei migranti irregolari provenienti da Paesi che non hanno firmato accordi di riammissione. Verrebbero mandati in altri Stati (extra Ue) disposti ad accoglierli (in cambio di soldi).
L'accordo prevede una serie di condizioni. Questi trasferimenti sarebbero possibili soltanto in Paesi che rispettano pienamente i diritti umani (la Libia, per esempio, sarebbe esclusa). Inoltre servirebbe il via libera dei Paesi confinanti, per evitare i movimenti secondari.
L'esempio che viene fatto è quello dell'Albania (potenzialmente un Paese coinvolto in questo progetto, insieme con Kosovo e Montenegro): qualora Tirana accettasse di ospitare i migranti respinti dalla Ue, servirebbe il via libera della Grecia.
I ministri hanno anche dato il via libera a procedure "più chiare e più rapide" per i rimpatri e per i ricorsi, "norme più efficaci sui rimpatri volontari" e la possibilità di trattenere i migranti che non hanno diritto all'asilo "se questi costituiscono un pericolo per l'ordine pubblico".










