di Antonella Moretti
ilnuovoterraglio.it, 19 agosto 2025
Molto scalpore ha fatto l’arresto, poi divenuto tragicamente un suicido in carcere, di un minore non accompagnato, il tunisino Danilo Rihai. Questo perché, dopo un pomeriggio di scorribande a Vicenza, non è restato che fermarlo con il taser ed arrestarlo. Il giovane, nonostante la giovane età, aveva a carico una serie di denunce per rapina, tentata rapina aggravata, danneggiamento, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, oltraggio e atti osceni. Il minorenne, lo scorso aprile, era fuggito dal centro di accoglienza in provincia di Vicenza che lo ospitava e la sua scomparsa era stata segnalata alle autorità. Fino a sabato il giovane aveva commesso solo reati minori, poi l’istinto criminale è scattato.
Sabato all’ora di pranzo, Danilo Rihai aveva tentato di scippare un anziano a Ponte San Michele, nel cuore di Vicenza, facendolo cadere e procurandogli delle ferite. Poco dopo aveva afferrato il polso di un cliente di una pizzeria, cercando di strappargli l’orologio, minacciandolo con un coltello. Allontanato dai presenti, Rihai aveva aggredito altre persone, spostandosi fino a piazza dei Signori, prima di tuffarsi nel Retrone per sfuggire alla polizia. Poi si era introdotto in un appartamento sfondando l’ingresso e barricandosi all’interno. Qui aveva seminato il panico: nudo alla finestra, aveva spruzzato un estintore, rotto vetri e lanciato oggetti contro gli agenti. Sul posto erano intervenuti, oltre alle volanti, anche la polizia locale, i vigili del fuoco e il Suem.
Il minore avrebbe tentato di colpirli, ma era stato immobilizzato con il taser ed arrestato. Gli erano contestate quattro tentate rapine e una rapina. Dopo l’arresto non ha opposto resistenza ed è stato trasferito al carcere minorile di Treviso. La posizione del minore, già scappato più volte da strutture protette, è stata al vaglio dell’autorità giudiziaria. Tra le misure, avrebbe potuto esserci anche l’espulsione dall’Italia. Quindi, su disposizione della Procura, è stato collocato temporaneamente nel Centro di prima accoglienza (Cpa) annesso all’istituto penitenziario e non in una cella. Ma nessun psicologo era in servizio in quel momento per ascoltarlo e quindi lui, vedendosi in una situazione senza via d’uscita, secondo la ricostruzione, poco prima della mezzanotte il ragazzo avrebbe utilizzato i propri jeans per realizzare un cappio ed impiccarsi.
A dare l’allarme sono stati gli agenti della polizia penitenziaria, che hanno immediatamente aperto la cella e lo hanno liberato, praticando le prime manovre di rianimazione. Pochi minuti dopo è arrivato anche il medico della Casa circondariale, che ha proseguito i tentativi di rianimazione. Trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Treviso, il 17enne era stato ricoverato in condizioni disperate, con gravissime lesioni dovute al tentato suicidio. Nonostante due giorni di cure, è sopraggiunto il decesso all’ospedale Ca’ Foncello.
Oltre l’amaro in bocca che ci lascia questa storia, a quali riflessioni, possiamo giungere? Innanzi tutto questo status dei minori non accompagnati è una situazione molto delicata, alla quale i genitori che mandano i figli nei corridoi di immigrazione clandestina non pensano. Loro hanno in mente solo la vita migliore che potrebbero avere i loro figli, e quindi si infliggono dei sacrifici pur di pagare a loro i viaggi nei barconi, non capendo che la realtà è un’altra. Oltre ai rischi del viaggio, che il film “Io capitano” ci ha illustrato, è dopo l’arrivo che la situazione si complica. Intanto vediamo le statistiche.
I minori stranieri non accompagnati (MSNA) censiti in Italia al 30 giugno 2025 sono 16.497, sono in maggioranza maschi (87,5%) e hanno per la maggior parte 17 (54,6%), 16 (21,7%) e dai 7 ai 14 anni (15,1%). Arrivano soprattutto da Egitto (24,6%), Ucraina (19,5%), Gambia (9,5%), Tunisia (7,9%) e Guinea (6,2%), mentre le Regioni che ne accolgono di più sono la Sicilia (22%), la Lombardia (14%), la Campania (9,4%) e l’Emilia-Romagna (8,2%). Questo ci dice la complessità di accogliere un numero così alto di ragazzi, che secondo il Testo Unico in materia di Immigrazione riguardante e le norme relative all’accoglienza dei richiedenti di protezione internazionale del 2015 e la legge Zampa del 2017 di cui l’Italia si è dotata proprio per i minori non accompagnati.
L’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia quindi è regolata da specifiche normative e procedure, volte a garantire la loro protezione e il rispetto dei loro diritti. Questi minori, ovvero i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea e gli apolidi di età inferiore ai 18 anni che si trovano in Italia senza adulti di riferimento, hanno diritto a essere accolti e protetti. Ma come?
Innanzi tutto è necessario individuare un collocamento sicuro. La responsabilità è riferita al Comune dove il minore si trova è responsabile della sua presa in carico, anche se può essere previsto un trasferimento. E qui già possiamo notare la prima criticità. Perché i fondi necessari al mantenimento e alla cura di questi minori sono locali e non nazionali, ma fortunatamente è stato istituito un Fondo per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, con risorse destinate ai Comuni per coprire le spese di accoglienza.
Il sistema prevede poi due fasi: la prima che prevede l’identificazione del minore e il collocamento in strutture dedicate, con personale specializzato. E qui un’altra criticità? Quanto personale è stato formato per fare questo compito così delicato?
La seconda accoglienza si articola invece in diverse forme, come comunità o abitazioni autonome, spesso condivise con altri ragazzi. Ma ci sono queste strutture? E bastano per i numeri di cui abbiamo preso visione? Inoltre, in base al principio di inespellibilità, i MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati) non possono essere espulsi dal territorio italiano, a meno che non rappresentino una minaccia per la sicurezza e l’ordine pubblico ed hanno diritto a ottenere un permesso di soggiorno. Ecco a che punto era arrivato Danilo, nella sua disperazione, perché ha rischiato addirittura l’espulsione in conseguenza alla sua condotta scellerata, prima del tragico evento.
Questo ci fa capire che alla base di queste tragedie, fondamentalmente ci sia l’abbandono che questo ragazzo ha vissuto prima da parte dei suoi genitori, che pensavano di farlo per il suo bene; e poi dallo spaesamento che ha vissuto al suo arrivo qui. La libertà e il benessere che pensava di aver raggiunto, si sono dissolti come in una bolla di sapone, quando si è reso conto di essere solo in una struttura di accoglienza, che non avrebbe saputo dargli ciò che una famiglia può dare ad un figlio, nonostante le migliori intenzioni degli operatori. E che il mondo in cui era arrivato era diversissimo dal suo e non ne conosceva le coordinate.
Fortunatamente questi progetti di accoglienza dei minori non accompagnati, prevedono anche il ricongiungimento dei genitori nel paese d’origine o parenti residenti in Italia, anche perché è importante che loro abbiano degli adulti di riferimento, visto che a 18 anni scade questo protocollo di accoglienza. Anni fa sono venuta a conoscenza che una suora missionaria in Africa andava di villaggio in villaggio ad avvertire i futuri migranti a che pericoli andavano incontro affrontando un viaggio del genere. Forse, oltre agli accordi con i paesi di provenienza degli immigrati per bloccare l’immigrazione clandestina, si dovrebbe fare anche questo: informarli su ciò a cui vanno incontro e come la loro vita da un sogno possa diventare una tragedia.











