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di Luigi Ferrarella


Corriere della Sera, 10 aprile 2020

 

Positivi sei detenuti e 14 agenti, altri 59 in quarantena. Il militare lavorava sul piano distrutto dall'incendio. Era solo questione di tempo, ma il virus Covid-19 è entrato anche nel carcere di San Vittore: e in un colpo solo sta coinvolgendo 79 persone fra positivi (6 detenuti e 14 agenti) e isolati (27 detenuti e 32 agenti).

Perché, proprio come nella casa circondariale di Torino - dove l'altro giorno un sospetto contagio aveva fatto scoprire altri 19 reclusi contagiati - anche a Milano si innesca la forzata progressione aritmetica di coloro che vengono messi prudenzialmente in quarantena. Contagiati dal virus - è infatti l'esito dei 131 tamponi a San Vittore comunicati dal Ministero della Giustizia - sono al momento 6 detenuti (su 745), di cui uno in ospedale; e 14 agenti, dei quali 8 nell'Hotel Michelangelo messo a disposizione dalla Prefettura, 5 a casa e uno in ospedale.

L'amministrazione penitenziaria (che per quanto possibile aveva "cinturato" la cittadella attraverso 1.539 "triage" all'esterno, e che a tutti i detenuti ha fornito la mascherina) ha allora messo subito in isolamento chi potesse aver avuto recenti contatti con i positivi, e così in quarantena prudenziale sono finiti 27 detenuti e 32 agenti.

In compenso risultano guariti un detenuto in istituto e un altro nel reparto di psichiatria di un ospedale. A livello italiano sino all'altro giorno si registravano cinque morti (un detenuto, 2 agenti, due medici penitenziari), 57 positivi trai detenuti e 178 tra gli agenti. Neanche il tempo di prendere atto della situazione di San Vittore, e il mondo della giustizia milanese è funestato dalla morte in ospedale a Como, dove era stato ricoverato per problemi respiratori con diagnosi appunto di Covid-19, di un carabiniere molto familiare a chi lavora in Tribunale, il 52enne Mario Soru, in servizio al Reparto Servizi Magistratura.

Nessuno può sapere se nel caso di questo militare sardo, che lascia una moglie e un figlio, il contagio sia avvenuto a Palazzo di Giustizia (dove aveva svolto l'ultimo servizio il 16 marzo) oppure altrove, ma certo sembra che un sortilegio malefico si stia davvero abbattendo sul settimo piano del Tribunale: qui due settimane fa un violento incendio ha reso inagibili gli uffici della sezione Giudici delle indagini preliminari e del Tribunale di Sorveglianza, e proprio in questi due uffici prestava servizio il carabiniere, ben noto a chi ne apprezzava il tratto umano del suo assicurare lì (con i colleghi di pattuglia) la sicurezza di corridoi e di aule tanto ribollenti di vite travagliate quanto perciò spesso tutt'altro che tranquilli. "Abbiamo perso una persona cara e rara - dice la presidente dei giudici di sorveglianza Giovanna Di Rosa. Oltre a un altissimo senso dello Stato, si faceva voler bene per la sua discrezione e il suo modo di fare".