di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 12 giugno 2024
La storia di due detenuti che stanno rialzando la testa grazie all’associazione “Seconda chance”. L’obiettivo è creare in ogni regione una rete di referenti che collaborano con le amministrazioni penitenziarie. Nel magistrale film “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore, il protagonista Virgil Oldman, solitario battitore d’aste tanto maniacale nel collezionare quadri di donna quanto terrorizzato dalla possibilità di affrontare le mutanti relazioni della vita vera, s’innamora di una misteriosa ragazza affetta da agorafobia. Ma alla fine del film, in un continuo cambio di prospettiva, niente è come avevamo pensato.
“Non è facile accettare di avere sbagliato e mantenere comunque il coraggio di intrecciare rapporti con le altre persone” riflette Alessio, un cacciatore di teste di “Hunters group”: seleziona profili da presentare alle aziende e fa del rapporto con i candidati il fulcro del proprio lavoro. Ogni giorno torna a dormire a Bollate. Vive in carcere da quando, tanto tempo fa, si è macchiato di un reato molto grave.
In tutti questi anni non si è mai tirato indietro rispetto alle proprie responsabilità e sta finendo di scontare la sua pena ma allo stesso tempo ha rialzato la testa: “Credo che l’Alessio di oggi non debba rinnegare quello di ieri per potere esistere”, cerca di spiegare. Quella professione lo aiuta: “Non l’ho scelta a caso. Dopo tanti anni in cella avevo bisogno di trovare qualcuno che credesse in me e mi assumesse, ma per riuscire a raccontarmi con fiducia ho dovuto cambiare prospettiva, guadagnare pian piano l’autostima. Gli altri ti vedono come ti vedi tu, è questo che cerco di trasmettere ai candidati che incontro”. E ancora: “Chi mi conosceva prima e mi incrocia nel paesino dove sono cresciuto, dice che ho cambiato sguardo. Sono sempre io ma allo stesso tempo non replicherei mai le azioni che ho commesso allora”.
Come nel film, dove tutto quello che lo spettatore credeva di avere capito si ribalta in un finale completamente diverso da quello atteso, la storia di quest’uomo spiazza. “Il momento cruciale è quando riesci a chiedere a qualcuno di guardarti negli occhi e di provare a conoscerti per quello che sei ora invece che per quello che sei stato prima”, conferma Gloria. La sua vita è cominciata dall’altra parte del globo, in Perù. Cinque figli e tanti anni in carcere anche lei ma oggi, con l’”Articolo 21” che consente il lavoro esterno per motivi di merito, fa i turni nel laboratorio di pasticceria gelato di “Gusto 17”, al Tortona district. Il contratto di un anno le sembra lunghissimo: “Nel momento in cui ho iniziato a vedere il mio valore, hanno subito cominciato a vederlo gli altri. Oggi il mio più grande orgoglio è dire alla gente che di me si può fidare”.
Per l’azienda è l’occasione di mostrarsi responsabile, sottolinea il deus ex machina di tutto, Flavia Filippi, che con la sua associazione “Seconda chance” ha trovato più di trecento offerte di lavoro per persone che stanno scontando la condanna; Filippi sta creando in ogni regione una rete di referenti che collaborano con le amministrazioni penitenziarie. Tre persone lavorano in Vaticano come elettricisti e banchisti e altri cinque sono in arrivo, alcuni sono da “Nespresso” e ancora da “Mc Donald’s” mentre Bosch ha finanziato corsi di formazione per meccanici di bici ed “Entain group” ha donato quasi cento computer. Difficile? Lei tira dritto: “L’importante è che questa domanda incontri la migliore offerta”.









