Libero, 15 novembre 2020
Contagi tra detenuti e personale penitenziario in costante aumento ormai da qualche settimana. Rapporti sempre più tesi tra agenti e una popolazione carceraria che protesta per l'impossibilità di avere un colloquio diretto coi familiari. Infine, la minaccia sempre incombente di una nuova rivolta interna, come quella che lo scorso marzo devastò San Vittore.
È questa la situazione che si vive nelle carceri: una quiete fragile, di quelle che sembrano preannunciare una seria tempesta. Per farsi un'idea di quella che è la realtà, basta dare un'occhiata ai numeri delle tre principali strutture milanesi (Bollate, Opera e San Vittore) dove, stando ai dati del Ministero della Giustizia, al momento risultano esserci quasi 150 detenuti risultati positivi al Covid-19 con una decina che ha anche richiesto l'ospedalizzazione.
Mentre molto più alto è il numero del personale ora in congedo per malattia, o sottoposto a quarantena fiduciaria: parliamo, in totale, di 235 agenti non in servizio in un periodo di estrema pressione per tutto il sistema carcerario. E porre rimedio a queste perdite sembra essere impossibile.
"Ogni struttura va avanti con quello che ha, ovvero aumentando i turni di lavoro per il personale disponibile", spiega un sindacalista della Polizia Penitenziaria. "Così capita che un solo agente si debba occupare anche di una trentina di detenuti percorrendo di ronda, avanti e indietro, i diversi piani".
A ciò si aggiunge poi il problema cronico del sovraffollamento delle carceri ad Opera le celle, in teoria singole, sono poi in realtà delle doppie - cui il decreto Ristori si propone di trovare una soluzione, affidando ai domiciliari con braccialetto elettronico oltre 3.300 detenuti. Ma, alla fine, i beneficiari totali del decreto potrebbero essere 2 mila in più.
Descritte così le carceri della Lombardia sembrano una specie di bomba pronta ad esplodere, ma ascoltando il racconto di chi ci lavora dentro, giorno per giorno, il quadro assume un aspetto ancor più drammatico. Ad esempio, a San Vittore, oltre a 18 agenti risultati positivi al Covid 19, come affermato solo pochi giorni fa dal direttore Giacinto Siciliano, ce ne sono altri 81 in aspettativa per malattia.
Tra i detenuti, poi, ci sono 85 positivi, ma anche 123 che sottoposti a isolamento precauzionale. Talvolta in cella insieme ai propri compagni. "Significa che tutti gli occupanti di quella cella non possono più avere contatti con gli altri detenuti e la loro aggressività aumenta", spiega una persona che nella struttura presta servizio da anni. "Abbiamo dovuto imparare un lavoro completamente nuovo. Ma come fai a fare una perquisizione se devi stare a un metro? Come fermi una persona che aggredisce il compagno di cella? Nemmeno a marzo c'era una situazione del genere". Ecco perché la prossima settimana, con la nuova sospensione dei colloqui, sarà cruciale.











