sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andrea Siravo

La Stampa, 12 giugno 2026

Dieci giorni dopo essere stato arrestato, Lamin Sonko, 30enne del Gambia, si è impiccato nella cella in cui era detenuto a San Vittore. Lo scorso 8 giugno i medici dell’ospedale Niguarda, dove era ricoverato, hanno dichiarato il decesso. L’uomo era stato bloccato dalla polizia ferroviaria il precedente 19 maggio. Era arrivato a Milano con un treno partito da Bologna. Dopo essere uscito dalla stazione, il trentenne era tornato all’interno. Ai varchi di accesso ai binari dopo aver visto la fila ha estratto dallo zaino un machete. Le immagini delle telecamere di sorveglianza dello scalo, che avevano ripreso Sonko brandire la lunga lama, erano state diffuse sui social del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini.

“Alla faccia dei tanti (troppi) sindaci di sinistra che impediscono agli agenti della Polizia Locale di usare la pistola elettrica”, il commento del segretario federale della Lega. Il riferimento riguardava il fatto che il 30enne era stato bloccato dagli agenti con il taser dal momento che nonostante i reiterati inviti, caduti nel vuoto, a disfarsi del machete. L’episodio era stato commentato da Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale: “Risorsa forza i tornelli della stazione di Milano con una mannaia in mano, fermato col taser. Adesso la sinistra progressista dirà che anche lui è un malato psichiatrico e il sindaco Sala chiamerà a raccolta la comunità meneghina in piazza del Duomo per riflettere sulla necessità di integrare queste risorse che, altrimenti, rischiano di avere comportamenti inurbani che scaturiscono solo ed unicamente dalla nostra carenza inclusiva”.

Per l’uomo era stato convalidato l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale ed era stata disposta la custodia cautelare in carcere. Il 29 maggio con dei pantaloni ha realizzato un cappio che si è infilato intorno al collo. I primi a dare l’allarme sono stati i suoi due compagni di cella. La direzione lo aveva collocato nella sezione riservata alle persone considerate ad alto rischio suicidario. “L’ultimo detenuto che si è tolto la vita a San Vittore ci tocca profondamente”, ha dichiarato in una nota don Paolo Selmi, presidente della Casa della Carità. “Era entrato in carcere con una diagnosi di psicosi. Era una persona così fragile che non aveva nemmeno fatto il passaggio nei reparti comuni, ma era stato subito collocato in una cosiddetta “cella liscia”. La domanda che ci facciamo è perché una persona così vulnerabile si trovasse in una cella e non in un servizio di cura”. Il decesso di Sonko è il ventottesimo suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno.