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di Laura Tedesco


Corriere di Verona, 18 gennaio 2022

 

La vicenda paradossale di un 30enne moldavo condannato per furto aggravato. Un trentenne moldavo, su ordine del Tribunale di Verona, è stato arrestato e condotto in carcere a Bollate per scontare un giorno di pena.

È possibile essere arrestati, scontare per intero la pena e tornare in libertà nell'arco di un solo giorno? A giudicare da quanto è accaduto tra le giornate di domenica e di ieri lungo l'asse Verona-Milano, evidentemente, la risposta è sì, una cosa del genere per quanto incredibile può realmente verificarsi. Basta chiederlo all'involontario protagonista di questa storia da guinness: di lui, in effetti, non si può certo dire che sia tornato "finalmente libero", visto che lo hanno arrestato e condotto immediatamente in carcere per scontare una condanna (residua) di ben...24 ore. Può sembrare paradossale, ma le cose sono andate proprio così per un trentenne moldavo nei cui confronti i giudici del Tribunale di Verona, una manciata di settimane fa, avevano emesso un ordine di carcerazione per un residuo-pena di un giorno.

Detto, fatto: una volante della polizia lo ha individuato a Milano nella giornata di domenica e lo ha condotto, in esecuzione al mandato di cattura partito dalla magistratura scaligera, nel penitenziario di Bollate da cui il moldavo è uscito nella serata di ieri. Tutto è iniziato lo scorso weekend, quando è stato fermato per un controllo di routine e il suo nome è stato inserito per accertamenti nei terminali: da lì, è emerso che sul suo capo pendeva un residuo di pena da scontare pari a... un giorno.

Così ha passato 24 ore "dentro", rinchiuso in cella e poi, da ieri sera, di nuovo è tornato fuori, "finalmente" libero: per il trentenne, un cittadino moldavo con precedenti, le manette sono scattate domenica al termine di un controllo casuale in via Sammartini a Milano. Lì una volante ha fermato un'auto con due persone a bordo: al momento di identificare il 30enne gli agenti hanno scoperto della condanna che pendeva sulla sua testa, per il reato di furto aggravato. A quel punto i poliziotti non hanno potuto fare altro che arrestarlo e accompagnarlo nel carcere di Bollate, dove nel frattempo, in tempi "record", ha già scontato il giorno di carcere che gli restava da pagare. Nella serata di lunedì, infatti, è ritornato "finalmente" in libertà.

Tralasciando la (facile) ironia, fa comunque riflettere che un episodio del genere si possa verificare proprio in un momento storico di estrema difficoltà per le carceri italiane, comprese quelle di Verona e dell'intera Lombardia, dove imperversa l'emergenza Covid e dove estesi focolai hanno indotto i vertici di numerosi penitenziari a disporre la momentanea chiusura delle case circondariali all'ingresso di nuovi detenuti.

Un provvedimento, quello della chiusura temporanea del carcere, che è stato adottato di recente anche a Montorio, dopo l'esplosione di un maxi focolaio pandemico con 170 contagiati dal Covid tra detenuti e agenti. Proprio a Verona, stando ai dati ministeriali aggiornati al 31 dicembre 2021, nel carcere di Montorio a fronte di una capienza massima di 335 detenuti, sono invece reclusi in 482. Secondo l'avvocato veronese Simone Bergamini, componente dell'Osservatorio nazionale carceri della Camera penale, "il problema è il solito e mai affrontato a livello centrale ovvero il sovraffollamento che nel 2013 ci è già valso l'infamante marchio di Paese che riserva ai propri custoditi trattamenti inumani e degradanti. Ed oggi li costringe pure a contagiarsi a vicenda vista l'immancabile promiscuità. A 9 anni di distanza la situazione è infatti ancora una volta drammatica e priva di reali prospettive di soluzione in assenza - sottolinea Bergamini - di una seria riforma dell'esecuzione penale che porti ad implementare il ricorso a misure alternative". Appunto: misure alternative rispetto, ad esempio, a quella di far scontare in cella una condanna residua pari a "ben" un giorno.