di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 27 aprile 2026
“Di notte arrivano degli agenti incappucciati, portano i detenuti in isolamento e li picchiano”, ha riferito la presidentessa Bo Guerreschi. “Arrivano di notte, incappucciati. Portano i detenuti in isolamento e li picchiano”. Non è la prima volta che a Fanpage.it arrivano racconti di questo tipo dal carcere milanese di Opera. Ogni testimonianza, però, aggiunge un tassello che sembra comporre un quadro di presunte “violenze” e “abusi” sempre più difficile da ignorare. A denunciare queste presunte spedizioni punitive notturne è Bo Guerreschi, presidentessa della Ong Bon’t Worry Ingo, che ha raccolto le testimonianze di alcuni detenuti, assistiti dalla Ong, per restituirle senza filtri. Il risultato è un racconto che stride con qualsiasi idea di rieducazione che dovrebbe essere sottesa alla pena.
Le spedizioni notturne a Opera - Secondo quanto riferito, le presunte incursioni della polizia penitenziaria avverrebbero nel cuore della notte: “Agenti bardati, con il volto coperto, irrompono nelle celle, svegliano i detenuti anche con colpi di manganello contro le sbarre”. Un gesto che servirebbe a verificare eventuali manomissioni, ma che nei fatti si tradurrebbe “in un’azione intimidatoria costante”, secondo quanto riferito da diversi detenuti di Opera a Guerreschi.
Dopo essere stati svegliati, i detenuti verrebbero portati via “in pigiama, a volte in mutande, senza la possibilità di coprirsi”. Nel frattempo, “le celle vengono messe a soqquadro” e al ritorno i detenuti “trovano tutto per terra, letti disfatti, oggetti personali sparsi”, ha riferito ancora a Fanpage.it la presidentessa della ONG, sottolineando che - in questi termini - si tratterebbe non più di un controllo, ma di “una punizione”.
Guerreschi ha poi raccontato che in diversi episodi, intorno alle 3:00 di notte, queste presunte spedizioni avrebbero coinvolto anche l’AS3, l’area di alta sicurezza del carcere di Opera. È qui che - stando a quanto le sarebbe stato riportato da più di uno degli assistiti dalla ONG - i detenuti sarebbero stati “portati in isolamento, al freddo, e picchiati. Lasciati lì per ore, fino al mattino”. Un trattamento che, se confermato, uscirebbe completamente dal perimetro della legalità per entrare in quello degli abusi. “Non è il primo carcere nel quale accadrebbe una cosa del genere, però, mi ha stupito”, ha aggiunto Guerreschi a Fanpage.it. “Perché la penitenziaria di quella sezione è sempre stata gentile nei miei confronti durante i colloqui”.
Il punto, però, è anche un altro: l’assenza di controllo. “È la tua parola contro la mia: non ci sono telecamere”, avrebbero detto alcuni agenti ai detenuti, che lo avrebbero poi riferito a Guerreschi. Una frase che, più di tutte, fotograferebbe il problema alla base di queste presunte “spedizioni punitive”: un sistema chiuso, opaco, dove la possibilità di denunciare (e di essere creduti) per i detenuti si fa sempre più difficile.
E non si tratterebbe di un caso isolato. Negli scorsi mesi Fanpage.it ha, infatti, ricevuto diverse accuse di umiliazioni e trattamenti degradanti che si sarebbero verificate all’interno del carcere milanese: presunte aggressioni, pestaggi, detenuti lasciati nudi in cella, trasferimenti, perquisizioni invasive e familiari costretti a spogliarsi. In un quadro così, però, continuare a parlare di rieducazione suona quasi provocatorio. Perché se la detenzione dovrebbe servire al reinserimento sociale, come ha ricordato la presidentessa della ONG, allora quello che viene denunciato a Opera sembrerebbe andare nella direzione opposta, “alimentando rabbia, umiliazione e sfiducia nelle istituzioni”.
In questo quadro, però, la domanda che rimane aperta e che Guerreschi ha riportato a Fanpage.it è una: perché, nonostante tutto, nonostante tutte le denunce e le segnalazioni degli ultimi mesi, “il sistema continua a reggersi senza un controllo trasparente e indipendente?”. Perché la questione, a questo punto, non è più soltanto quello che accadrebbe di notte, ma il fatto che possa continuare ad “avvenire indisturbato”, senza che nessuno agisca per cambiare le cose.











