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di Massimo Pisa

La Repubblica, 11 marzo 2022

Il procuratore minorile Cascone: “Confondono spesso reale e virtuale, sono attratti da azioni violente che vedono come goliardate: invece sono reati gravi”. “I numeri dei procedimenti penali sono ai livelli pre-Covid. È cambiata la modalità delle aggressioni. La qualità. Rapine in gruppi anche di sei, otto persone. E con le armi”. Ciro Cascone, procuratore capo del Tribunale dei minori di Milano, non nasconde la preoccupazione.

Procuratore, da cosa dipende quest’impennata di episodi?

“Un po’ è l’effetto della pandemia, delle restrizioni su palestre, oratori, discoteche e soprattutto scuole. Molti ragazzi si sono chiusi in sé, altri reagiscono sfogando una rabbia incontrollata dentro al gruppo, in queste bande molto fluide che nascono e si scompongono nei quartieri. Ma c’è altro”.

L’esibizione sui social?

“Gli adolescenti vivono una fase di costruzione dell’identità e la pandemia ha amplificato l’uso delle tecnologie. Così si mostrano, nel modo sbagliato. C’è confusione tra realtà fisica e virtuale, molti ragazzi si fanno attrarre da azioni violente che interpretano come goliardate. E invece sono reati gravi, sono rapine, c’è l’uso dei coltelli. Come Procura abbiamo deciso di dare una risposta tempestiva. Anche alle vittime: c’è ancora un sommerso di chi non denuncia per sfiducia nella Giustizia”.

Carabinieri e polizia si trovano spesso di fronte adolescenti sfrontati, che già usano sostanze e si vantano degli arresti...

“L’abbassamento dell’età per il consumo di droghe e alcol c’è ed è un effetto emulazione di quello che fanno gli adulti. C’è poi un altro tipo di imitazione, e mi riferisco ai testi e ai video di certi cantanti rap. Mi è capitato uno di loro come imputato, e rivendicava la sua forma di espressione, paragonandola a Gomorra. Intendiamoci, l’arte ha un potenziale positivo, ma certi messaggi vengono facilmente fraintesi. Come si interviene? Non certo con la censura, ma dando contromessaggi positivi, fornendo opportunità a questi ragazzi che sono spesso abbandonati dalle famiglie e vivono in contesti difficili”.

Chi sono?

“Italiani e stranieri, ma tra loro non fanno distinzione, sono ragazzi e basta. Spesso non sono accompagnati, vivono da soli e si arrangiano. Le carenze educative che riscontriamo sono fortissime. Noi stiamo intervenendo sui reati e del fenomeno verremo a capo: è stato debellato quello delle pandillas, ben più pericoloso e strutturato. Ma questi ragazzi vanno recuperati e non possiamo offrire loro solo parole, non sanno che farsene”.