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La Repubblica, 11 giugno 2022

Il gruppo Open Fiber ha aperto 538 cantieri e cerca personale per cablare l’Italia, perfino tra i detenuti. I primi quattro vengono da Bollate, ma l’azienda sta cercando di siglare accordi per coinvolgerne altri. Open Fiber spinge sulla fibra con l’obiettivo di diventare “il sistema nervoso del Paese”. Così Mario Rossetti, ad del gruppo, che ha assunto le deleghe lo scorso 3 dicembre e da allora non si è mai fermato per recuperare i ritardi accumulati dalla passata gestione, a iniziare dalle aree bianche, ovvero quelle a fallimento di mercato. Le gare Infratel del 2017 prevedevano che Open Fiber raggiungesse la copertura entro il 2020, ma ora il gruppo prova a recuperare il tempo perso. “In pochi mesi abbiamo chiuso 538 cantieri per la fibra Ftth, il 20% di quanto fatto negli ultimi quattro anni”, ha detto Rossetti, ricordando come la struttura della concessione che richiede l’utilizzo del codice degli appalti e le difficoltà burocratiche iniziali abbiano pesato sull’avvio dei lavori.

Ma ora per il numero uno di Open Fiber, il rischio di non rispettare i piani “non dipende né dai soldi né dalla società, se oggi c’è un tema che riguarda Open fiber è quello del lavoro: avere la capacità di mettere a terra tutto il lavoro che abbiamo, considerando anche i tempi previsti per cablare le aree grigie che sono a scadenza del 2026. È un problema che riguarda l’intero Paese”. A gennaio il gruppo che dalla sua nascita nel 2017 ha già fatto 4 miliardi di investimenti per cablare 14 mila case, a fine anno ha ricevuto finanziamenti per 7,2 miliardi, e altre linee, flussi di cassa e risorse per arrivare a investire fino a 11 miliardi di euro.

Insomma anche Tim, e l’eventuale rete unica rischiano di impantanarsi sulla mancanza di manodopera. “Siamo pronti ad assumere domani 1.500 persone sulle aree bianche, e il prossimo anno con le aree grigie avremmo bisogno di 8 mila addetti - ricorda Rossetti - abbiamo formato una nuova società, chiesto a tutti i fornitori, siglato un accordo con Autostrade per l’Italia e ci siamo perfino rivolti alle carceri, per sondare e studiare la possibilità di reinserire i detenuti e farli lavorare nei nostri cantieri. Al momento già quattro detenuti del carcere di Bollate sono al lavoro sui cantieri di Open Fiber, la società sta studiando la questione con i vari ministeri competenti”. Quanto ai cantieri nelle grandi città, “sulle aree nere non siamo in ritardo - ha detto Rossetti, ricordando che per questo la società “ha deciso di spostare risorse dalle aree più ricche verso le altre”.